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Lunedì, 6 Dicembre 2021
Innovazione

La battaglia delle tortillas, il Messico con i produttori locali di mais contro le multinazionali Ogm

Il governo vuole eliminare gradualmente le importazioni di pannocchie geneticamente modificate di mais e portare il Paese verso l'autosuficienza alimentare

Riportare il mais al centro della produzione del Messico, eliminando prodotti geneticamente modificati e l'uso di glifosato. La battaglia, sostenuta per anni da piccoli agricoltori, popoli indigeni e attivisti, ha trovato la sponda politica del presidente di sinistra Andrés Manuel López Obrador. L'obiettivo è di eliminare gradualmente entro il 2024 il mais Ogm, importato principalmente dagli Stati Uniti, e ottenere l'autosufficienza alimentare. Al centro della lotta c'è anche il glifosato, visto che circa il 35% di questo pesticida importato dagli Stati Uniti è destinato proprio ai produttori di pannocchie. L'erbicida è da sempre criticato dagli attivisti ambientali, che sostengono sia gravemente dannoso sia per il suolo che per la salute, sostenendo che è cancerogeno. E alla lotta per salute e biodiversità si associa quella economica per la tutela dei piccoli produttori. López Obrador, già durante il suo discorso inaugurale nel 2018, riassunse il paradosso del suo Paese in questa dichiarazione: "Il mais, questa pianta sacra, è del Messico - eppure siamo la nazione che importa più mais in tutto il mondo”.

Varietà antichissime e resistenti

Il Paese vanta al momento 64 varietà diverse di mais, alla base di almeno 600 piatti tradizionali, tra cui in primis le focacce di tortilla, un 'must' dell'alimentazione quotidiana dei messicani. A differenza di quello Ogm, tali varietà, oltre ad essere di diversi colori (bianche, giallo crema, nere, blu, rosse e macchiate), sono capaci di resistere a differenti temperature, suoli, parassiti. A difesa delle pratiche tradizionali, è schierato il Gruppo Vicente Guerrero, che rappresenta i piccoli agricoltori nello Stato centrale di Tlaxcala, che significa anche "luogo delle tortillas" nella lingua Náhuatl. "Qui, ogni anno, a seconda del clima ogni contadino adatta le sue pratiche e seleziona i semi delle sue pannocchie più resistenti per piantarle l'anno successivo”, ha spiegato Pánfilo Hernández Ortiz, membro del Gruppo. Già in un rapporto del 2017, la Commissione nazionale messicana per la biodiversità Conabio (Comisión Nacional para el Conocimiento y Uso de la Biodiversidad) aveva evidenziato che circa due milioni di agricoltori messicani continuano a coltivare mais nativo in condizioni agro-ecologiche diversificate. Preservare questa diversità, secondo il rapporto, è "indispensabile" per la sicurezza alimentare presente e futura.

La resistenza delle multinazionali

Oltre la frontiera, le scelte del Messico preoccupano i vertici delle multinazionali agricole, come Bayer-Monsanto, impegnate sia nelle produzioni geneticamente modificate che nel commercio di glifosato. La sfida lanciata dal presidente Lopéz Obrador, leader del Movimento Rigenerazione Nazionale (Morena), metterebbe in crisi principalmente l'economia statunitense. Oltre l'80% del mais importato è Ogm e per le corporations agricole e biochimiche, perdere il Messico significherebbe abbandonare il principale mercato per consumo di questo prodotto e dover affrontare un nuovo 'nemico', oltre a storici avversari come i contadini europei, da tempo schierati per un'agricoltura più sana e libera da organismi geneticamente modificati. Un vero e proprio affronto, considerato che la nazione fa parte dell'area di libero commercio con gli Stati Uniti. Per questo motivo, la lobby di BigAgri ha messo in piedi una campagna per screditare la capacità del Paese di auto-sostenersi, che ha trovato sponda nel Consiglio Nazionale Agricolo (Cna), la più grande lobby agricola del Messico. In base ad un documento scritto rilasciato dal Cna a Politico, le varietà locali e naturali non sarebbero in grado di sfamare la popolazione, che vedrebbe un incremento dei prezzi, oltre a un rischio di scarsità senza le importazioni dall'estero. Con una riduzione di circa il 40% nella produzione di alimenti a base di mais, afferma ildocumento, si profilerebbe una crisi alimentare senza precedenti.

Reinserire i piccoli agricoltori

Di fronte a questi attacchi, la risposta del governo messicano non si è fatta attendere. In un decreto López Obrador ha congelato tutto l'uso e gli acquisti di glifosato da parte delle agenzie governative e ha incaricato il massimo organismo scientifico del Messico, la Conacyt, di raddoppiare la ricerca di alternative. Una serie di iniziative, con relativi fondi, sono state messe a punto per sostenere i piccoli agricoltori, di modo che i prezzi restino contenuti e le quantità corrispondano alle esigenze alimentari del Paese. Il vice segretario all'agricoltura, Victor Suárez, ha spiegato infatti che la battaglia anti-Ogm è mirata anche a riportare i piccoli agricoltori nella rete alimentare del Paese. Ad escluderli avrebbero contribuito gli accordi di libero scambio come il Nafta, ribattezzato di recente come l'accordo Stati Uniti-Messico-Canada (Usmca), che hanno spalancato le porte a prodotti a basso costo, spesso sovvenzionati. La protezione della biodiversità si raccorda all'obiettivo di far rivivere l'industria nazionale del mais. "Siamo impegnati nella transizione verso un sistema agroalimentare che sia equo, sano, sostenibile e competitivo", ha detto Suarèz. La transizione verso un un nuovo paradigma nel modo in cui i messicani producono e consumano cibo è stata avviata, ma resistere alle minacce e agli interessi delle multinazionali del cibo non sarà semplice come farcire una tortillas.

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