Nobel agli scienziati della ‘chimica verde’, Coldiretti: in Italia vale 10,7 miliardi

Il prestigioso riconoscimento a tre scienziati per i loro esperimenti riguardanti l'evoluzione diretta delle proteine e degli enzimi per dotarli di nuove caratteristiche

Frances H. Arnold, vincitrice del Nobel - Foto Ansa

Il Nobel per la Chimica quest’anno e’ stato assegnato a tre scienziati, Frances H. Arnold, George P. Smith e Gregory P. Winter, per i loro lavori innovativi nei campi della biochimica e dell'enzimologia riguardanti l'evoluzione diretta delle proteine e degli enzimi per dotarli di nuove caratteristiche e utilizzarli per fabbricare dai biocarburanti ai prodotti farmaceutici. In pratica i tre hanno riprodotto in laboratorio quello che l’evoluzione ha fatto in miliardi di anni. L’Italia “è all’avanguardia nella biochimica che genera un business di oltre 10 miliardi all’anno (10,7) grazie a sistemi di ricerca e produttivi da primato a livello internazionale", ha rivendicato la Coldiretti che sottolinea come “il valore della bioeconomia Made in Italy è in forte crescita grazie alla biofarmaceutica (5,1 miliardi), alla biochimica (3 miliardi), al biodiesel (0,4 miliardi) e alle altre bioenergie (2,2 miliardi) secondo il rapporto 2018 sulla bioeconomia in Europa".

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L'importanza delle sinergie

Una crescita, continua la confederazione, “favorita dalle importanti sinergie che si sono create tra settori industriali fortemente innovativi e l’agricoltura nazionale". L’ultima esperienza di sinergia tra settori industriali e agricoltura nazionale in ordine di tempo, racconta la Coldiretti, “è il l progetto 'Go Card' presentato tra gli esempi di ricerca e innovazione in campo agricolo nell'evento della Rete rurale nazione e del ministero delle Politiche agricole alimentari forestali e turismo". Il progetto “mira a mettere a punto lo sviluppo della filiera innovativa della coltura del cardo usato nei processi di bioraffineria ma anche per sostenere e integrare il reddito degli agricoltori nonché per produrre proteine vegetali che possono sostituire la soia utilizzata in zootecnica favorendo al contempo la riqualificazione ambientale dei territori".

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