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Mercoledì, 29 Giugno 2022
Innovazione

Cannabis nel mangime dei polli, l'alternativa naturale per ridurre l'uso di antibiotici

Il metodo sperimentato da un agricoltore in Thailandia, gli scienziati hanno notato una riduzione dei casi di bronchite aviaria e carne di qualità migliore

Acqua e mangimi aromatizzati con foglie di cannabis nel menù di un migliaio di polli. Questo speciale menù ha ridotto i casi di bronchite aviaria e migliorato la qualità e la tenerezza delle loro carni. Accade in Thailandia, grazie all'idea di Ong-ard Panyachatiraksa, proprietario di una fattoria a Lampang, nel nord del Paese, autorizzata a coltivare cannabis terapeutica.

Nel chiedersi cosa fare con le molte foglie accumulate in eccesso, ha pensato di fornire gli avanzi alla sua nidiata di polli, supponendo ne avrebbero tratto beneficio. A quel punto la sperimentazione è stata monitorata anche dai ricercatori dell'Università di Chiang, curiosi di capire quali effetti potesse sortire la marijuana negli animali. Dallo scorso gennaio hanno iniziato a studiare i mille polli presenti nella fattoria biologica Pethlanna di Ong-ard per verificare la risposta degli animali a questa peculiare somministrazione.

I dati raccolti, ma non ancora pubblicati, suggeriscono che la cannabis potrebbe aiutare a ridurre la dipendenza dagli antibiotici nella cura del pollame, secondo quanto dichiara Chompunut Lumsangkul, professoressa assistente presso il dipartimento di scienze animali e acquatiche dell'Università di Chiang Mai, che ha condotto lo studio. Le ricerche si sono centrare sull'impatto della cannabis sulla crescita, sulla vulnerabilità alle malattie e sulla qualità della carne e delle uova fossero, verificando se questi prodotti derivati contenessero cannabinoidi.

La pianta è stata somministrata con intensità e forme diverse. In alcuni casi si trattava di acqua bollita con foglie di cannabis, mentre altri hanno direttamente mangiato mangime mescolato con foglie schiacciate. I polli hanno reagito senza anomalie. "Al livello di intensità che abbiamo dato loro, non li avrebbe fatti sballare" ha chiarito Chompunut. Le quantità di tetraidrocannabinolo (THC), la sostanza psicoattiva della pianta che altera lo stato nelle persone, e di cannabidiolo (CBD), un composto invece privo di tali conseguenze, nelle foglie variavano dallo 0,2 allo 0,4%. "Cerco di trovare il livello adatto a loro che possa aiutarli a migliorare l'immunità e le prestazioni senza effetti negativi", ha sottolineato la studiosa.

Tra i risultati positivi rilevati c'è stata innanzitutto una diminuzione dei casi di bronchite aviaria tra i polli trattati con cannabis. In secondo luogo la qualità della loro carne è stata giudicata di livello superiore, in base alla composizione di proteine, grassi e umidità, oltre che dalla tenerezza. Tutte ragioni che hanno spinto il proprietario a venderli al doppio del prezzo consueto nel ristorante della fattoria. I benefici medicinali e culinari della cannabis sono da tempo noti in Thailandia, dove le foglie sono usate della pianta come additivo alimentare, ad esempio mettendole nella zuppa.

Anche per queste ragioni, il Paese negli ultimi anni ha allentato le leggi, prima legalizzando la marijuana per scopi medici e poi permettendo alle aziende di vendere prodotti infusi con canapa e Cbd. Il governo ha rimosso di recente le piante di cannabis e canapa dalla lista degli stupefacenti. Restano in ogni caso delle restrizioni, dato che la cittadinanzia è stato avvertita di non fumare in pubblico, mentre gli estratti contenenti oltre lo 0,2% di tetraidrocannabinolo rimangono illegali. Riguardo gli effetti positivi sui polli, Chompunut sostiene che è possibile che i composti bioattivi presenti nella cannabis abbiano stimolato la salute dell'intestino e l'immunità dei polli, ma saranno necessarie ulteriori indagini per verificare se la pianta possa sostituire gli antibiotici negli allevamenti.

In programma c'è un secondo studio che prevede l'uso di estratti di cannabis con un'intensità maggiore per osservare l'impatto sulle malattie e sui tassi di mortalità dei polli. Un ricorso sistematico alla cannabis per migliorare la salute dei polli collimerebbe con l'esigenza, manifestata anche nell'Unione europea, di orientarsi verso coltivazioni più pulite e metodi di allevamento che richiedono un minor uso di antibiotici. Utilizzare i sottoprodotti della pianta, che finirebbero per essere gettati, soddisferebbe anche l'esigenza di produrre meno rifiuti.

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