Una "superfrutta" più sana e sostenibile grazie alle radiazioni: la scoperta made in Italy

Più sostanze nutritive e antiossidanti. Maggiore resistenza nel tempo e agli insetti nocivi. E un minore uso di pesticidi. Sono questi gli effetti positivi del metodo messo a punto da un teamdi ricercatori di Pisa

Più sostanze nutritive e antiossidanti. Maggiore resistenza nel tempo e agli insetti nocivi. E un minore uso di pesticidi. Il tutto grazie all'esposizione ai raggi Uv-b e Uv-a. E' il metodo innovativo messo a punto da un team di ricercatori dell'Università di Pisa per la creazione di "superfrutti", più salutari e dal sapore invariato. Almeno stando alle rassicurazioni di Annamaria Ranieri, la docente che ha guidato il team. 

Il metodo è stato testato su pesche, pomodori, lollo rossa e lollo verde. Ma come funziona? "La presenza e la qualità della luce è molto importante per far crescere le piante sane e con elevate proprietà organolettiche e nutrizionali - spiega Ranieri all'Agi - L'impiego dei raggi Uv-b e/o Uv-a ai quali i frutti vengono esposti per un periodo di tempo che puo' variare, a seconda della specie e della varietà, ha dimostrato un vistoso incremento di polifenoli e, all'interno di questa classe, dei flavonoidi, composti antiossidanti che portano benefici alla nostra salute".

L'aumento valutato dagli studiosi è notevole arrivando anche a 5-6 volte, un dato che ha anche un ulteriore effetto: "L'aumento dei livelli di questi composti induce anche un aumento della resistenza contro attacchi di patogeni. In parole povere: è possibile diminuire l'impiego di fitofarmaci", ossia di pesticidi. Uno degli obiettivi che l'Unione europea ha posto per il futuro 'verde' dell'agricoltura.

Ma c'e' di più, perché, aggiunge la professoressa Ranieri, "la somministrazione delle radiazioni aumenta la shelf-life, cioè la possibilità per gli alimenti sottoposti all'irraggiamento, di essere conservati più a lungo mantenendo inalterata la qualità". Una sostenibilità a tutto tondo, insomma, visto che una maggiore conservazione potrebbe ridurre anche gli sprechi. 

I primi esperimenti condotti dal gruppo di ricerca pisano si sono soffermati sulle pesche: "Le abbiamo colte dall'albero - racconta la docente - Le abbiamo messe in una cella esponendole per alcuni minuti alle radiazioni. Portate poi fuori dalla cella, le abbiamo lasciate a temperatura ambiente per un certo numero di ore durante le quali abbiamo monitorato i livelli dei fenoli. E' stato un lavoro lungo - spiega - perché è fondamentale calibrare il dosaggio. Non tutte le specie rispondono allo stesso modo ai trattamenti. Un ruolo fondamentale in questo processo è quello dei raggi Uv-b che, come spiega la ricercatrice, "a differenza degli Uv-a non arrivano completamente sulla Terra, ma, essendo filtrati dallo strato di ozono stratosferico, arrivano nella misura del 5-10%. Questi raggi, se usati e dosati nel modo corretto, possono indurre un aumento della qualità nutritive e terapeutiche degli alimenti di origine vegetale".

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Le radiazione hanno anche l'effetto di "ridurre la taglia delle piante", spiega ancora Ranieri. Quindi questo trattamento potrebbe rappresentare una soluzione anche per i vivaisti, da sempre in cerca di metodi per diminuire la taglia delle piantine da quando sul mercato sono stati vietati i brachizzanti, sostanze chimiche che servono proprio a questo scopo. Effetti sul sapore? Finora anche le proprietà organolettiche della superfrutta risultano inalterate. 

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