Mercoledì, 4 Agosto 2021
Innovazione

Un po' agronomi, un po' braccianti: come robot e droni stanno cambiando il lavoro nei campi

Dal diserbo alla raccolta, passando per la gestione ottimizzata di acqua e nutrienti: l'automazione in agricoltura continua a crescere. E la pandemia potrebbe avere dato una spinta decisiva. Anche in Italia

Un mercato che già oggi vale 7,8 miliardi di dollari su scala globale e che nel 2026 potrebbe superare gli 11 miliardi, contribuendo al miglioramento dell'approvvigionamento alimentare e alla lotta ai cambiamenti climatici. Parliamo dell'Agricoltura 4.0, più nel dettaglio dell'automazione applicata al settore primario: dai "farmbot" ai droni, l'interesse su queste tecnologie è aumentato durante la pandemia di Covid-19, per via dei rischi legati alla carenza di manodopera. L'automazione potrebbe essere una risposta a tali rischi, ma anche, guardando da un'altra prospettiva, un fattore di contrazione dell'occupazione. Niente di nuovo sotto al sole delle rivoluzioni tecnologiche. Ma possiamo parlare davvero dell'alba di una rivoluzione dell'agricoltura?

L'alba di una rivoluzione?

Per il momento è ancora presto, ma in questi anni la robotica nel settore primario è cresciuta progressivamente, coprendo sempre più aspetti del lavoro agricolo e diventando più abbordabile da un punto di vista dei costi. Le politiche di promozione di pratiche più sostenibili sembrano poi aver accelerato il passo. E la pandemia ha dato un'ulteriore spinta, almeno stando a quanto ricostruito dal Financial Times. "Abbiamo assistito a un enorme aumento dell'interesse e degli ordini", ha affermato Pal Johan From, amministratore delegato della norvegese Saga Robotics, società specializzata nelle "fattorie verticali", dove le verdure e le erbe coltivate con luci a LED vengono annaffiate e alimentate con una manodopera minima e il contributo per l'appunto di robot. 

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La spinta del Covid

Secondo Dealroom, nel 2020 gli investimenti in questo tipo sono cresciuti del 40% e potrebbero continuare a salire. Sam Watson Jones, co-fondatore della start-up britannica Small Robot Company, ha detto che ora riceve "chiamate costanti da tutto il mondo, dai coltivatori di olive a quelli di mirtilli, fino alle nocciole. Tutti questi settori stanno affrontando un problema di carenza di manodopera". Il Covid potrebbe essere la classica scintilla: "L'aumento della domanda - scrive il FT - è arrivato in un momento in cui la tecnologia, come i sensori e i processori che alimentano l'apprendimento automatico e gli algoritmi alla base dei robot, è progredita rapidamente negli ultimi anni. Anche la tecnologia digitale è diventata più economica e di facile accesso, rendendo più redditizio l'avvio di un'impresa".

I robot made in EU

I sostenitori della robotica e dell'automazione agricola ritengono che l'attuale aumento dell'interesse segna l'inizio di un cambiamento fondamentale nel settore agricolo. "Siamo all'inizio di una rivoluzione", ha affermato Alastair Cooper, che lavora per un fondo di investimento con interessi nell'agroalimentare. Parole che sembrano trovare conferma nel recente round di finanziamento da 14 milioni di euro ottenuto dalla startup francese Naïo Technologies, che produce robot-diserbanti che riducono i costi di personale e l'uso di sostanze chimiche.

Un altro esempio di robot di successo in campo agricolo è il danese FarmDroid, che aiuta gli agricoltori nelle operazioni di semina, oltre che di diserbo. Un propotipo simile, ROMI, è stato sviluppato a Barcellona. Ma ci sono anche robot per la gestione dell’acqua e dei nutrienti, o per la raccolta e la cernita dei prodotti raccolti, che hanno un grado di precisione ed efficienza sempre più elevati. 

In generale, i "farmbot" come vengono chiamati sono una sorta di terminale dell'Agricoltura 4.0, ossia dell'insieme di innovazioni digitali che stanno pian piano modificando la produzione agroalimentare: i software per la rielaborazione dei big data, gli algoritmi di imaging satellitare e di apprendimento automatico, i sensori, la bloackchain, etc. I droni sono anch'essi dei terminali di queste innovazioni. 

I droni

"Esistono molteplici usi per i droni agricoli - scrive Alessandro Zorer su MarketFaireRome - tra cui l’analisi dei terreni e delle colture, il controllo di piante infestanti e di trattamento delle macchie ed il monitoraggio della salute generale delle colture. I droni, come il VoloDrone, possono anche essere di grandi dimensioni, e sono dotati di tecnologia come sistemi di propulsione, telecamere a infrarossi, Gps e sistemi di navigazione, controlli programmabili e pianificazione di volo automatizzata. Inoltre, con dei software di analisi dei dati personalizzato, tutte le informazioni raccolte possono essere immediatamente utilizzate per prendere decisioni nella gestione delle coltivazioni". 

E l'Italia? Secondo l'Osservatorio Smart Agrifood, nel 2018 circa il 5% dell'Agricoltura 4.0 globale portava la bandiera Belpaese, per un fatturato di 450 milioni di euro e oltre 400 imprese impegnate nello sviluppo di questi prodotti. Una fetta non da poco. Gli investimenti tricolore in questo campo riguardano soprattutto la coltivazione (79% delle soluzioni), seguita da semina (41%), raccolta (36%), pianificazione (11%), magazzino (4%) e logistica (4%).

La questione occupazionale

A frenare l'entusiasmo su questi cambiamenti ci sono però gli allarmi di chi vede nell'automazione un doppio rischio: da un lato, i robot sostituiranno sempre più i braccianti. Dall'altro, trattandosi di una tecnologia costosa, questa potrebbe allargare le differenza tra grandi e piccole imprese. Uno studio del Parlamento,  valuta che entro il 2030 i posti di lavoro nel settore primario diminueranno del 2% all'anno. "Tuttavia, ci sono molti posti di lavoro nel mercato del lavoro agricolo che sono complessi e caratterizzati da ambienti imprevedibili ed eterogenei, in cui gli esseri umani svolgono un ruolo essenziale e non sostituibile. Per questi lavori c'è complementarità tra esseri umani e macchine piuttosto che sostituzioni", si legge nello studio.

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