Mercoledì, 28 Luglio 2021

"Il nostro spaventapasseri hi-tech, per ridare il pane ai contadini"

Dalla blockchain all'agricoltura di precisione, il futuro del grano è nella tecnologia. Ma c'è anche chi la usa per innovare (e migliorare) i processi sociali. Come fa la cooperativa Terra di Resilienza in Campania: “I rapporti umani vengono prima di quelli commerciali"

Un passo in avanti per ritornare alle origini. Potrebbe essere parafrasata così la filosofia alla base della cooperativa "Terra di Resilienza", nella comunità di Caselle in Pittari, in provincia di Salerno. Qui, nel pieno del Parco del Cilento, la tecnologia è usata al servizio di un’agricoltura di prossimità. Antonio Pellegrino, il presidente, e gli altri soci portano avanti, dal 2012, il progetto di ricerca agricola Monte Frumentario, con il quale riscoprono l’antico valore del grano. 

Il mulino a pietra 2.0

“Il grano – spiega Antonio – è un simbolo di comunità, perché il pane stesso rappresenta la comunità. Il nostro obiettivo è quello, attraverso l’agricoltura, di creare relazioni che sia siano più umane che commerciali”. Nel lavoro della cooperativa, tradizione e tecnologia sono un binomio indissolubile: “Anche la tecnologia può diventare un momento di relazione. – prosegue il presidente – A patto che quest’ultima serva a migliorare la qualità del grano e non ad aumentare la produttività. Per esempio, noi utilizziamo un mulino a pietra, che ci consente di conservare quasi tutte le proprietà del chicco di grano. Il mulino, però, a differenza di 100 anni fa, funziona ad energia elettrica e ad esso sono affiancate altre macchine che ci consentono, a parità di energia spesa, una qualità maggiore”. 

Lo spaventapasseri hi-tech

Un altro esempio di tecnologia al servizio del contadino è lo spaventapasseri, al quale sono applicati diversi sensori: “Raccogliamo informazioni su umidità, pioggia e altri dati fondamentali per i contadini”. L’esperienza del Monte Frumentario non è soltanto un’impresa, ma punta a rieducare alla coltivazione e all’alimentazione: “Gli agricoltori devono tornare a mangiare il pane che realizzano. Per farlo, devono conoscere a fondo il grano che coltivano, in una logica di prossimità, di economia di sussistenza. Abbiamo iniziato a diffondere i semi che abbiamo recuperato e oggi, con gli affidamenti, siamo presenti su 100 ettari e abbiamo prodotto 600 quintali di grano”. 

L'iniziativa di Terra di Resilienza tocca un nervo scoperto delle produzione di grano duro italiana. Pur essendo i secondi produttori mondiali dopo il Canada, la sola produzione non riesce a garantire il reddito degli agricoltori. Secondo uno studio di "Terra è vita" su dati Rica, dal 2008 al 2016, il reddito dei coltivatori di grano duro italiani è stato sempre garantito, per più del 50%, dagli aiuti della Pac, la Politica agricola comune dell'Ue. "Oltretutto - si legge nello studio - un dato interessante è il Reddito netto senza Pac, che ha mostrato in tutti gli anni presi in considerazione un valore negativo: ciò indica che la maggior parte degli agricoltori, senza gli aiuti forniti dalla Pac, non avrebbero coltivato grano duro, poichè sarebbero andati incontro a una vera e propria perdita economica, segno chiaro che la resilienza di questo settore è fortemente condizionata da tali sostegni".

Blockchain e ricerca

Quella del Monte Frumentario è una delle tante iniziative di innovazione che stanno modificando il settore del grano in Italia e nell'Unione europea. Nell’ambito dell’agricoltura digitale, per esempio, "si stanno compiendo importanti passi in avanti, come quello avviato dalla cooperazione in materia di tracciabilità della filiera attraverso la blockchain”, dice Giorgio Mercuri, presidente Alleanza cooperative agroalimentari, secondo il quale “la sfida a cui le imprese sono chiamate a rispondere è quella di lavorare rispettando l’ambiente e la salute dei consumatori e far conoscere a questi ultimi ciò che mettono nel piatto sia in termini di composizione sia di provenienza”. Un esempio è quanto stanno facendo i responsabili della Pasta di Gragnano, che abbiamo raccontato in questo video

Altro aspetto importante è quello della ricerca sul genoma editing, una tecnica che, secondo i suoi promotori, potrebbe garantire una produzione di grano più resistente ai cambiamenti climatici con una riduzione dell'uso dei pesticidi (quindi più sostenibile). La sperimentazione di questa tecnica è però oggetto di un dibattito europeo che abbiamo raccontato in questo articolo

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