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Martedì, 18 Gennaio 2022
Innovazione

Orti urbani produttivi come le vere fattorie. Raccolti fino a 10 chili per metro quadro

Lo dimostra uno studio universitario britannico, nel Regno Unito proliferano giardini e balconi per l'agricoltura di città. Decisivo il contributo degli insetti impollinatori

Non solo uno sfizio da pollice verde. Coltivare orti urbani sarebbe produttivo quanto le fattorie convenzionali, per di più usando meno pesticidi delle aziende agricole. Questi i risultati di uno studio pilota condotto in Gran Bretagna, secondo cui la produzione agricola di città può rivaleggiare con quella di campagna. La ricerca, condotta nell'arco di due anni dall'Università del Sussex, ha scoperto che i coltivatori urbani volontari (34) delle città di Brighton e Hove sono stati in grado di raccogliere almeno 1 chilo di frutta e verdura per metro quadrato in una stagione. Secondo gli studiosi coinvolti, questi rendimenti equivalgono a quelli delle normali fattorie. Il risultato viene considerato ancor più sorprendente, visto l'uso molto limitato di pesticidi.

La convenienza dell'esperimento va cercata anche nelle tasche. Il valore dei prodotti coltivati dai “cittadini scienziati” (come sono stati ribattezzati) equivale a una media di 550 sterline nel periodo tra marzo e ottobre. Della cifra totale, 380 sterline provenivano da alimenti impollinati dagli insetti, in particolare si trattava di zucche, zucchine, more, pomodori, mele e fagioli. Il peso medio totale raccolto è pari a 70 chili. Durante il periodo di due anni, i volontari hanno registrato più di 2mila insetti impollinatori tra le loro colture, attratti soprattutto dalle bacche. Le api erano le più presenti, con il 43% di tutte le visite ai fiori. La ricercatrice Beth Nicholls, che ha condotto lo studio, ha dichiarato al Guardian: "La coltivazione era sorprendentemente produttiva. E alcune persone stavano raccogliendo molto più del previsto, arrivando fino a 10 chili per metro quadrato". Ai partecipanti sono stati forniti dei calcolatori per sapere quanto sarebbe costato loro comprare al supermercato il cibo che stavano coltivando. Inoltre, potevano conoscere la relazione tra la resa e l'impollinazione degli insetti. La Nicholls, che è un ecologo dell'impollinazione, sostiene che i coltivatori abbiano usato meno pesticidi rispetto alle tecniche agricole convenzionali. I parassiti sarebbero stati trovati in meno del 10% dei casi. Tra questi, i più comuni erano lumache.

Gli studi sul “cibo urbano” mirano a ridurre la distanza tra cittadini e località di produzione degli alimenti, sferrando un colpo anche ai costi del trasporto e alle relative emissioni di carbonio. In base ai dati del 2019 dell'Ufficio per le statistiche nazionali, nel Regno Unito il numero di spazi dedicati all'agricoltura urbana è salito ad oltre 10 mila unità, che si estendono su 7.920 ettari. Ci sarebbero almeno mille persone in lista d'attesa per accedere all'utilizzo di questi spazi, con un incremento della domanda considerevole legato al periodo della pandemia di coronavirus. "Il Regno Unito importa circa otto miliardi di sterline di frutta e verdura ogni anno, ma i nostri risultati mostrano che gli spazi verdi nelle città, come orti e giardini comunitari, potrebbero svolgere un ruolo importante nel soddisfare questa domanda su scala locale", ha commentato la Nicholls, che nel frattempo sta anche collaborando con i ricercatori dell'Università di Calcutta a Kolkata, per esaminare la produzione alimentare urbana in India. La crescente urbanizzazione, sia nel mondo Occidentale che nelle aree in via di sviluppo, sta spingendo a cercare soluzioni per la produzione di cibo di maggiore prossimità.

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