Sabato, 19 Giugno 2021
Lavoro

Così la Grecia ha tenuto il Covid lontano dagli allevamenti di visoni, evitando di doverli abbattere tutti

Per prevenire i focolai nel Paese sono stati disposti testi sugli animali più frequenti, vaccinazione del personale e isolamento sotto stretto controllo veterinario degli esemplari infetti

La pandemia di coronavirus nello scorso anno ha visto l'esplosione di focolai di coronavirus in diversi allevamenti di visone. In diversi Paesi, come ad esempio la Danimarca, si è scelto di abbattere tutti i capi, per evitare la diffusione dela malattia e di possibili, e più pericolose, varianti. La Grecia però, altro Paese europeo in cui sono presenti molti allevamenti di questi animali da pelliccia, ha evitato di ricorrere a questa strategia radicale per non mettere in difficoltà il settore, su cui intende ancora puntare. Per farlo ha adottato misure più restrittive con testi sugli animali più frequenti e vaccinazione del personale contro il Covid-19. Inoltre, quando uno degli esemplari viene infettato dal coronavirus, si procede con il suo isolamento sotto stretto controllo veterinario, evitando in questo modo l'abbattimento anche di pochi capi. 

Quando è stato scoperto che questa specie può contrarre il virus, gli Stati sono entrati in allerta. Secondo gli esperti l'essere umano può trasmettere la malattia a questi animali, tuttavia non si ha la certezza del contrario. Nonostante questo, molti Paesi europei hanno deciso di procedere con l'abbattimento dei visoni di moltissimi allevamenti in cui era stata registrata la presenza di esemplari malati. Per esempio, questo è avvenuto in Danimarca, dove adesso le carcasse di questi animali verranno trasformate in energia elettrica.  Nella regione greca della Macedonia occidentale, una delle più povere del Paese, le persone dipendono fortemente dall'industria della pelliccia, per questo almeno 1,5 milioni di visoni vengono allevati lì. Akis Tsoukas, l'attuale presidente della Kastorian Fur Association sostiene che senza l'industria della pelliccia la regione crollerebbe economicamente.

Nicole Baudin, un'allevatrice di visoni in una fattoria della zona di Kastoria, dove l'industria di pellicce fornisce lavoro al 60% dei 35mila abitanti, ha detto ad Euronews di essere rimasta "molto sorpresa dal fatto che questi animali fossero così sensibili al coronavirus". "Quando ci siamo resi conto che era così, tutti i lavoratori dell'allevamento hanno subito iniziato a indossare mascherine e a lavarsi le mani più frequentemente", ha raccontato. Baudin ha detto che hanno cercato di fare tutto il possibile per tenere il virus fuori dalla fattoria, pertanto tutti gli allevatori sono ora vaccinati. Inoltre, adesso non possono esserci più di due lavoratori in un capannone. Queste misure, così come i test regolari sui visoni, sono fortemente consigliate dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), per prevenire la contaminazione della specie in quello che definisce un ambiente "ad alto rischio". Secondo alcuni dati sembra che almeno il 15% degli allevamenti greci sia stato infettato dal coronavirus, in linea con i grandi produttori di pellicce come Danimarca e Svezia. Nonostante questa percentuale, gli esemplari malati non vengono più abbattuti nella regione e rimangono isolati sotto stretto controllo medico. Zoi Thomou, una veterinaria, ha raccontato che se viene trovato un visione positivo al coronavirus "la fattoria entra in un protocollo di quarantena". Secondo la dottoressa questi animali possono sviluppare l'immunità, per questo "dopo un po' il virus sparisce". Thomou ha suggerito che bisogna continuare con ulteriori ricerche per il bene della specie. 

L'approccio della Grecia è stato però criticato dai gruppi tr adizionalmente contrari all'industria della pelliccia, con gli animalisti che sostengono che la pandemia abbia peggiorato la sofferenza degli animali. Secondo Stavros Karageorgakis, un esperto di etica animale, ch elavora in rifugio per specie selvatiche ferite vicino alla città di Salonicco, la pandemia ha peggiorato le condizioni di reclusione per i visoni perchè per evitare i contagi "vengono intrappolati in piccole gabbie, con solo pochi centimetri di spazio". Karageorgakis sostiene che, con condizioni di vita migliori, potrebbero raggiungere l'immunità con altri mezzi. Inoltre, secondo gli ambientalisti, la crescita economica non giustifica lo status dell'industria in Grecia, sottolineando che gli allevamenti di animali da pelliccia sono stato vietati o è stato gradualmente eliminati da vari membri dell'Ue, indipendentemente dal loro potenziale economico. Gli attivisti insistono sul fatto che il turismo, l'agricoltura e il settore dei servizi possono colmare il vuoto di una potenziale chiusura dell'industria della pelliccia in Grecia. Per Karageorgakis è qui che deve entrare in gioco l'Unione europea che secondo lui dovrebbe vietare questo tipo di allevamenti in tutti gli Stati membri, "ovviamente fornendo alternative attraverso programmi appropriati".

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