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Foto Ansa  EPA/MARTIN DIVISEK

Foto Ansa EPA/MARTIN DIVISEK

Una birra artigianale ed etica? Arriva Natalia, prodotta col contributo di giovani con disagi mentali

L'iniziativa della cooperativa sociale Desiderio di Barbiana punta ad aiutare ragazzi autistici o con disabilità psichiche a trovare il proprio percorso per inserirsi in società

Creare una birra che sia buona, non solo dal punto di vista del gusto, ma anche da quello etico. Con questo obiettivo il Desiderio di Barbiana, cooperativa già attiva nell'agricoltura sociale, ha lancia Natalia, la bionda artigianale nata all'interno del neonato progetto l'Abbarrato, un birrificio creato per permettere alle persone che frequentano i servizi di cura e di accoglienza dell'associazione, ragazzi autistici, con disagio mentale o con disabilità psichica, di trovare, ciascuno su misura della sua particolarità, il proprio posto in un processo produttivo che favorisce l'inserimento nel legame sociale attraverso il contributo al lavoro.

I ragazzi coinvolti nell'iniziativa parteciperanno a un percorso che, attraverso la produzione e la vendita della birra, permette loro di ricevere la giusta remunerazione per l'attività svolta, favorendo la propria emancipazione e l'inclusione sociale, oltre che contribuire al sostenimento dei progetti della cooperativa. Il Desiderio di Barbiana ha all'attivo diversi servizi educativi-terapeutici quali agricoltura sociale, interventi assistiti con gli animali, inserimento lavorativo presso attività di ristorazione, oltre a Antenna 00100, due comunità diurne e residenziali per adulti e minori autistici e con disagio psicosociale.

“Nel progetto del birrificio non solo la singolarità di ognuno è accolta come il segno distintivo di uno stile personale, ma è anche la forza motrice del lavoro con i beneficiari”, ha spiegato Manuele Cicuti, direttore terapeutico della cooperativa, che ha definito l'iniziativa “un regalo speciale per questo Natale che gratifica l'impegno di ogni ragazzo che ha partecipato al processo produttivo di Natalia”. “Ogni ragazzo o ragazza che arriva nella nostra struttura è, di fatto, già al lavoro e noi facciamo perno proprio sul suo lavoro per contribuire a far emergere una modalità specifica e caratteristica di ciascuno, al fine di inserirsi nella comunità, nelle occupazioni lavorative, nel tessuto sociale”, ha aggiunto Cicuti.

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