Migranti, al via le regolarizzazioni: “Ma non basteranno, servono altri 150mila braccianti dall'Est Europa”

Da oggi chi lavora in nero e gli stranieri senza permesso di soggiorno possono fare domanda per uscire dall’illegalità. Ma Coldiretti avverte: “Il made in Italy dipende dalla manodopera straniera”

Da questa mattina è partita la corsa alla regolarizzazione dei lavoratori in nero del comparto agricolo italiano. In forza del decreto interministeriale fortemente voluto da Teresa Bellanova si consentirà ai datori di lavoro di sottoscrivere nuovi contratti subordinati o di mettere in regola i dipendenti di alcuni settori, dall'agricoltura alla zootecnica, dall'assistenza alla persona al lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare. 

La procedura e le richieste di estensione

Sul portale dedicato del ministero degli Interni, gli stranieri con permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre potranno inoltre chiedere un nuovo permesso semestrale. Prima della richiesta, però, il datore di lavoro dovrà versare un contributo forfettario di 500 euro. Gli stranieri potranno presentare la domanda di permesso di soggiorno presso i 5.700 uffici Postali dedicati pagando un contributo di 30 euro, ma prima della presentazione della domanda, il richiedente dovrà provvedere al pagamento della cifra forfettaria di 130 euro. Nonostante la forte valenza dell’intervento per i lavoratori stranieri, il Tavolo Asilo nazionale continua a chiedere che si ampli la platea di imprenditori che possano accedere alla regolarizzazione, includendo tutti i settori economici. “Se si vuole combattere davvero l'illegalità e l'invisibilità di centinaia di migliaia di lavoratori, non ha senso limitarsi soltanto a quelli impegnati in attività agricole o in lavori domestici e di cura”, si legge in una nota. 

I 370mila lavoratori regolari 

E con le frontiere che dal 3 giugno si aprono, annuncia invece Coldiretti, ci sarà il via libera a 150mila braccianti stranieri. Un esercito di lavoratori stagionali comunitari, provenienti in particolare da Romania, Polonia e Bulgaria e altri Paesi europei e dell'area Schengen rimasti fino ad ora bloccati per la pandemia, "che aiuta a salvare i raccolti made in Italy nelle campagne". Secondo le stime dell'associazione, più di un quarto dei prodotti agroalimentari italiani viene raccolto nelle campagne da mani straniere, con 370mila lavoratori regolari che arrivano ogni anno dall'estero, fornendo il 27% del totale delle giornate di lavoro necessarie al settore.

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Aprire agli stranieri e semplificare le regole

La regolarizzazione dei migranti - sostiene la Coldiretti - non basta a risolvere il problema della mancanza di lavoro nelle campagne dove è necessaria subito una radicale semplificazione del voucher ‘agricolo'.  Si tratta - conclude la Coldiretti - di una decisione che consente di garantire professionalità ed esperienza alle imprese agricole italiane grazie al coinvolgimento temporaneo delle medesime persone che ogni anno attraversano il confine per un lavoro stagionale per poi tornare nel proprio Paese.

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