Sabato, 18 Settembre 2021
Lavoro

Dal cacao africano alle nocciole turche, così il cibo made in Italy "alimenta" il lavoro minorile nel mondo

Coldiretti riporta all'attenzione la lunga lista di materie prime e prodotti importati da Paesi extra-Ue dove i minori sono sfruttati. E attacca gli accordi commerciali dell'Ue (che però piacciono alla nostra industria alimentare)

Dal cacao africano al riso birmano, dalle nocciole turche ai fagioli messicani, dal pomodoro cinese fino alle fragole dall'Argentina e ai gamberetti tailandesi. E' solo uno spaccato della lunga lista di materie prime e prodotti che arrivano sulle nostre tavole, spesso passando per la nostra industria alimentare, e che arrivano da Paesi extra-Ue accusati di sfruttare il lavoro minorile. E' quanto denuncia la Coldiretti, sulla base della lista dei prodotti ottenuti dallo sfruttamento dei bambini stilata nella ''List of Goods Produced by Child Labor or Forced Labor'' del Dipartimento del Lavoro Usa per il 2020.

Dal Sudamerica all'Asia fino all'Africa, ricorda Coldiretti, ben 112 milioni di bambini e adolescenti sono costretti a lavorare nella produzione alimentare, oltre il 70% del totale, stando a quanto emerge dai dati dell'Ilo, l'Organizzazione internazionale del lavoro. "Minori che vengono impiegati per la coltivazione o la produzione di molti cibi che finiscono sulle nostre tavole, a volte addirittura spacciati per italiani grazie alla mancanza dell'obbligo dell'etichettatura d'origine che interessa ancora circa un quinto della spesa alimentare", spiega l'organizzazione degli agricoltori italiani. Che punta il dito contro gli accordi commerciali dell'Ue, come quelli sui dazi agevolati per Paesi come Vietnam e Birmania, per eselpio. 

Coldiretti se la prende anche con l'accordo di libero scambio che l'Unione europea sta trattando con i Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela) "su alcuni dei quali gravano pesanti accuse del Dipartimento del lavoro Usa per sfruttamento del lavoro minorile per prodotti che arrivano anche in Italia". Se per l'Argentina sono segnalati preoccupanti casi dalla produzione di uva, fragole, mirtilli e aglio, per il Brasile le ombre riguardano l'allevamento bovino e quello di polli, oltre alle banane, al mais e al caffè, mentre per il Paraguay problemi ci sono per lo zucchero di canna, i fagioli, la lattuga. ''E' necessario che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri, garantendo che dietro gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un analogo percorso di qualità che riguarda l'ambiente, la salute e il lavoro e la salute", afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare ''l'importanza di consentire ai cittadini scelte di acquisto consapevoli estendendo a tutti gli alimenti l'obbligo di indicare in etichetta la provenienza entrata in vigore nel febbraio 2018 che pone l'Italia all'avanguardia in Europa''.

Va detto anche che diversi legami commerciali stretti sotto l'egida Ue sono salutati con favore dallo stesso made in Italy: si pensi alle nocciole che arrivano dalla Turchia o al cacao e al caffè, che costituiscono materie prime importanti per la sostenibilità economica delle nostre industrie alimentari.  

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