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Pascoli di mucche in Amazzonia - foto archivio Ansa EPA/Joedson Alves

Pascoli di mucche in Amazzonia - foto archivio Ansa EPA/Joedson Alves

Carne e sfruttamento, negli allevamenti brasiliani "lavoratori trattati come schiavi"

La denuncia di un report che punta il dito anche contro il principale produttore del mondo. Alcuni dipendenti costretti a vivere in baracche di legno e teli, pagati pochi euro al giorno

Negli allevamenti lo sfruttamento non è solo degli animali, ma spesso anche degli esseri umani. E lo è al punto tale che nel settore in Brasile ci sono lavoratori tenuti in condizioni “comparabili a quelle degli schiavi”.

La denuncia

Lo denuncia Repórter Brasil, una Ong che lotta contro le violazioni dei diritti fondamentali delle persone e dei lavoratori nello Stato sudamericano.Il report (qui il link) messo a punto dall'associazione afferma che diverse aziende, compreso il più grande produttore di carne al mondo, la JBS, si riforniscono di bestiame da allevamenti in cui i lavoratori guadagnano circa dieci euro al giorno e vivono in baracche improvvisate senza bagni, servizi igienici, acqua corrente o cucine. Come riporta il Guardian il rapporto sottolinea che dal 1995 55mila lavoratori brasiliani sono stati salvati da ispettori governativi da “situazioni simili alla schiavitù”. E se il numero di indagini è diminuito negli ultimi anni, con 'solo' 118 lavoratori liberati nel 2018, rispetto ai 1.045 di un decennio prima, ciò non significherebbe che la situazione sia migliorata, ma solo che le ispezioni sono state ridotte.

Deforestazione

In passato una serie di inchieste condotte dal quotidiano britannico, da Repórter Brasil e dal Bureau of Investigative Journalism avevano già puntato il dito contro il gigante JBS, e avevano scoperto che la società aveva acquistato bestiame da fattorie che erano state coinvolte nella deforestazione illegale dell'Amazzonia. In risposta l'impresa a settembre aveva promesso di controllare l'intera catena di approvvigionamento entro il 2025, una data che sarebbe ben 14 anni dopo che la JBS insieme ad altre due società brasiliane, Minerva e Marfrig, avevano inizialmente promesso di farlo sottoscrivendo nel 2009 un accordo con Greenpeace in cui si impegnavano a non acquistare bestiame da allevamenti accusati di schiavismo.

Schiavitù

Secondo il report nell'agosto 2019, gli ispettori governativi hanno scoperto che nove lavoratori non registrati si occupavano della pulizia dei pascoli in una fattoria di Copacabana nello stato di Mato Grosso do Sul, venivano pagati circa dieci euro al giorno ed erano costretti a vivere in baracche fatte di tronchi, plastica, fronde di palma e lamiera ondulata senza servizi igienici, cucina o acqua corrente.

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