No migranti, no cibo: effetto coronavirus, a rischio il 25% dei raccolti

L'organizzazione degli agricoltori Coldiretti lancia l'allarme: senza stagionali dai Paesi dell'Est si rischia di "pregiudicare le fornitura di generi alimentari a negozi e supermercati". E chiama a raccolta studenti e pensionati italiani

Con il blocco delle frontiere, soprattutto dell'Europa dell'Est, è a rischio più di un quarto del made in Italy agroalimentare che proviene dal raccolto nelle campagne. Un settore fortemente dipendente dalla manodopera straniera, grazie al contributo di 370mila lavoratori regolari che arrivano ogni anno dall'estero. L'allarme arriva dalla Coldiretti, in occasione dell’inizio della raccolta e lavorazione delle primizie. 

Giovani e vecchi in campagna

“Occorre subito una radicale semplificazione del voucher agricolo che possa consentire da parte di studenti e pensionati italiani lo svolgimento dei lavori nelle campagne dove mancano i braccianti stranieri” propone l’associazione dei coltivatori. La scomparsa di manodopera straniera in campagna è dovuta “anche alle misure cautelative adottate a seguito dell'emergenza coronavirus da alcuni Paesi europei, dalla Romania alla Polonia fino alla Bulgaria”, ricorda l’organizzazione. 

La comunità di lavoratori agricoli più presente in Italia - spiega Coldiretti - è quella rumena con 107.591 occupati, davanti a marocchini con 35.013 e indiani con 34.043, che precedono albanesi (32.264), senegalesi (14.165), polacchi (13.134), tunisini (13.106), bulgari (11.261), macedoni (10.428) e pakistani (10.272). In totale, sono 370mila i lavoratori regolari che arrivano ogni anno dall'estero e che rapresentano una manodopera vitale per il made in Italy agroalimentare.

Allarme sulla fornitura di cibo

In seguito all’ultimo provvedimento del Governo, che ha deciso di mantenere l’apertura di supermercati e negozi alimentari, la Coldiretti precisa che “occorre intervenire al più presto per sopperire alla mancanza di manodopera stagionale e non pregiudicare le fornitura di generi alimentari”. L’emergenza del comparto agricolo, ricorda l’organizzazione, “è esplosa in un inverno caldo che ha fatto partire in anticipo la raccolta a marzo con le primizie e continuerà d'estate con la frutta come pesche, albicocche e susine per finire a ottobre con la vendemmia”.

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Necessari gli immigrati

“Sono molti i distretti agricoli del Nord dove i lavoratori immigrati rappresentano una componente bene integrata nel tessuto economico e sociale - si legge nel comunicato - come nel caso della raccolta delle fragole e asparagi nel veronese, della preparazione delle barbatelle in Friuli, delle mele in Trentino, della frutta in Emilia Romagna, dell'uva, delle mele, delle pere e dei kiwi in Piemonte, dei pomodori, dei broccoli, cavoli e finocchi in Puglia fino agli allevamenti da latte e ai caseifici della Lombardia”.

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