Coronavirus, i rider scioperano: "Niente più consegne a domicilio, le faccia lo Stato"

Quattro sindacati di categoria, da Napoli a Milano, chiedono al governo di mettere in campo ammortizzatori sociali per i lavoratori in modo che possano restare a casa senza perdere reddito: "Da piattaforme online nessun dispositivo di sicurezza"

Basta consegne a domicilio che mettono a rischio la salute dei rider e dei consumatori. Se il food delivery è "un servizio pubblico indispensabile", allora sia lo Stato a farsene carico attraverso la Protezione civile. "Noi ci fermiamo". E' il messaggio lanciato da quattro organizzazioni sindacali di fattorini (Deliverance Milano, Riders Union di Roma e Bologna e Rider per Napoli) che invitano i colleghi a scioperare per non rischiare di contrarre il coronavirus

"Invitiamo le/i riders ad astenersi dal servizio fino a tutta la durata delle ordinanze restrittive", si legge in un post su Facebook co-firmato dalle quattro organizzazioni. "Seguiamo con preoccupazione le vicende che riguardano il nostro Paese, a maggior ragione perché siamo tra quelle e tra quelli che non possono restare a casa - scrivono -  "Abbiamo lavorato in questi giorni in preda alla paura che in tante e tanti vivono in questo momento così delicato - prseguono - Abbiamo lavorato principalmente per piattaforme che non ci hanno fornito - nonostante le nostre incessanti richieste, nonostante le leggi dello Stato - i dispositivi di sicurezza necessari".

Da qui, la decisione di fermare le corse: "Viviamo di consegne a domicilio, sono la nostra fonte di reddito - magra, precaria, a cottimo. Ma come abbiamo fatto in altre circostanze sentiamo la necessità di dire che la nostra vita e la nostra salute valgono più di una pizza, di un sushi o di un panino". E poi aggiungono: "Invitiamo consumatrici e consumatori a non ordinare: pensiamo al necessario, alla nostra salute, alla nostra vita e a chi sembra non abbia il diritto di poter restare a casa".

Il problema principale dello stop alle consegne per i rider riguarda il reddito: "Siamo lavoratori dipendenti ma sulla carta la falsa autonomia e l'assenza di un contratto ci privano di ogni strumento di difesa e di tutela". Ecco perché, al fianco della decisione di fermare le corse, i rider chiedono anche garanzie al governo: "Chiediamo l'accesso agli ammortizzatori sociali e il diritto di prendere continuità di reddito, perché dobbiamo poter continuare a vivere restando a casa". Il governo, dicono ancora, "mobiliti l'Agenzia delle entrate per provvedere alla restituzione immediata delle ritenute d'acconto per i prestatori occasionali che negli anni 2018 e 2019 sono rimasti al di sotto della soglia dei 5.000 euro".

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Nei giorni scorsi, la Regione Campania ha individuato nel food delivery un possibile veicolo di contagio, ma con il divieto di ristoranti, fast food e pasticcierie di aprire al pubblico, in Italia le consegne a domicilio sono diventate fondamentali. "Riteniamo la situazione molto grave e per noi fermare il contagio viene prima di qualsiasi altra cosa. Se distribuire cibo a casa diviene indispensabile, ci devono pensare lo Stato, la Protezione civile e gli organi preposti", dicono i rider.

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