Martedì, 19 Ottobre 2021
Lavoro

Covid nei visoni anche in Francia, Speranza sospende gli allevamenti. In Danimarca è rivolta

Gli animalisti italiani chiedono la chiusura definitiva mentre contro la decisione di Copenaghen di uccidere tutti i 17 milioni di capi del Paese sono scesi in piazza gli allevatori

A complicare la situazione già abbastanza complicata della pandemia di coronavirus, continua a diffondersi il fenomeno dei focolai che vengono scoperti negli allevamenti di visoni. Questi focolai sono ritenuti più pericolosi in quanto sembra che in questi animali il Covid-19 potrebbe mutare e diventare più resistente ai vaccini, grazie ad alcuni cambiamenti nella proteina spike del virus, che è importante per la risposta immunitaria del corpo e un obiettivo chiave su cui agiscono i vaccini.

Sospesi gli allevamenti in Italia

Il ministro della Salute Roberto Speranza in via precauzionale ha disposto la sospensione delle attività degli allevamenti di visoni su tutto il territorio italiano fino alla fine del mese di febbraio 2021. Pur essendo il numero degli allevamenti in Italia molto ridotto rispetto ad altri Paesi europei, "si è valutato di seguire il principio della massima precauzione in osservanza del parere espresso dal Consiglio superiore di sanità", ha precisato il ministero. Secondo l'ordinanza, in caso di sospetto di infezione le autorità locali competenti dispongono il sequestro dell'allevamento, il blocco della movimentazione di animali, liquami, veicoli, attrezzature e l'avvio di una indagine epidemiologica. In caso di conferma della malattia, i visoni dell'allevamento sono sottoposti ad abbattimento.

Le critiche degli animalisti

Un provvedimento criticato dalle associazioni animaliste che lo ritengono troppo timido. I tre mesi di chiusura disposi fino a febbraio prossimo “sono quelli durante i quali il normale ciclo di 'produzione' dei visoni è di fatto fermo. In pratica è come se si fosse vietata la vendita degli ombrelloni da spiaggia, nei mesi invernali", ha attaccato la Lav, la lega antivivisezione in una nota, secondo cui "per tutelare animali e salute pubblica, l'unico provvedimento utile da adottare è il definitivo divieto d'allevamento”.

Focolaio in Francia

Ieri un focolaio in queste strutture è stato scoperto anche in Francia dove circa mille visoni sono stati abbattuti e tutti i prodotti animali sono stati eliminati nella fattoria che si trova a ovest di Parigi. Il problema nel Paese è relativi, essendoci solo quattro allevamenti su tutto il territorio, e sono anche destinati alla chiusura. Anche nelle altre strutture sono stati disposti dei controlli di sicurezza.

La rivolta in Danimarca

Dove invece la questione è molto grave è la Danimarca, il principale produttore mondiale di pelli di visone. Da settimane è in corso un fortissimo scontro politico e anche sociale dopo che la premier Mette Frederiksen aveva disposto in via precauzionale l'abbattimento precauzionale di tutti i 17 milioni di esemplari del Paese, in seguito alla scoperta di diversi focolai e della mutazione del virus. Il provvedimento è prima stato però contrastato dal parlamento e poi, visto che le uccisioni non si sono formate, la cosa ha scatenato una vera e propria rivota in Aula che ha portato alle dimissioni del ministro dell'Agricoltura Mogens Jensen.

Manifestazioni degli allevatori

Come se non bastasse sabato centinaia di agricoltori e allevatori danesi hanno manifestato con i propri trattori contro la decisione del governo di continuare con gli abbattimenti e oltre 500 trattori, molti con la bandiera danese, sono sfilati davanti agli uffici del governo e al Parlamento di Copenaghen fino al porto mentre altri 400 hanno organizzato una protesta simile nella seconda città del Paese, Aarhus. L'export di pelli di visoni, soprattutto verso i mercati asiatici, fattura circa un miliardo di dollari all'anno nel Paese, oltre 840 milioni di euro, una parte consistente delle esportazioni nazionali, e coinvolge un migliaio di imprese. Circa 6 mila posti di lavoro sarebbero ora a rischio, secondo Kopenhagen Fur, la casa d'asta dove si svolge il mercato mondiale delle pelli.

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