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Mercoledì, 30 Novembre 2022
Energia e crisi

La crisi energetica colpisce duro anche l'agroalimentare italiano, a rischio 40 mila posti di lavoro

I costi dell'elettricità ma anche delle materie prime sono diventati troppo alti. Le aziende chiedono più tempo per l'attuazione delle misure di riconversione a favore della sostenibilità ambientale

L'agroalimentare italiano è in crisi e a rischiare il posto di lavoro sono oltre 40mila persone. Questi i calcoli nell'industria alimentare, le cui imprese sarebbero con l'acqua alla gola e molte rischierebbero la chiusura entro il 2022. A colpire come una mannaia c'è l'aumento dei costi energetici, che, sommati a quelli delle materie prime, riducono in modo drastico i margini di guadagno delle aziende. La denuncia arriva da Federalimentare, la costola di Confindustria che riunisce le aziende del settore.

"Molte delle nostre industrie sono energivore tanto quanto quella dell'acciaio o della ceramica e come queste hanno bisogno immediato di attenzione e di aiuto, non possono essere dimenticate", sottolinea Ivano Vacondio, presidente di Federalimentare La situazione sarebbe disperata, avverte il presidente, "tanto che alcune delle nostre aziende hanno iniziato a fermare gli impianti nelle ore in cui il costo dell'energia è più alta, per poi riattivarli nelle fasce orarie in cui i consumi sono minori. Un segnale drammatico davanti al quale non vedo grandi soluzioni".

L'associazione di categoria ha chiesto aiuto al governo, inviando anche una lettera formale al premier Mario Draghi in cui viene ribadita la gravità della situazione. La vera questione, secondo il presidente, sarebbe l'incompatibilità tra sostenibilità ambientale ed economica e le richieste ritenute troppo stringenti per le aziende per il raggiungimento degli obiettivi delle agende ambientali 2030 e 2050. “Bisogna rivedere i tempi, non tengono conto" degli oneri per il settore "e questa situazione ne è la dimostrazione", conclude Vacondio.

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