Dai grilli ai vermi: ecco dove mangiare insetti in Europa (anche se è vietato)

In attesa che l'Ue riconosca alcune specie come "novel food", diversi Paesi membri hanno sfruttato le scappatoie legislative e dato l'ok alla vendita e al consumo di prodotti alimentari a base di locuste e animali simili

Insetti cucinati in un ristorante di Brooklin

Aprezzati per il loro alto contenuto proteico, sono venduti interi o come condimenti. Ma si trovano anche nella birra, nella pasta e nelle barrette energetiche. Anche se, stando alla legge dell'Unione europea, il loro consumo a fini alimentari dovrebbe essere vietato. Lo è in Italia, per esempio. Ma non in Belgio, Olanda, Danimarca e in alcuni Land tedeschi. Che da qualche anno sono il regno degli amanti degli insetti. Da mangiare.

In attesa dell'Efsa

Basta fare un rapido giro sul web per trovare decine di siti specializzati nella vendita di insetti commestibili o prodotti a base di insetti. Il belga Littlebugs.be propone una serie di leccornie come i ravioli ripieni di polvere d'intessi commestibili, o la birra con le proteine di insetti o snack di vermi grigliati. C'è anche la barretta Kriket, il cui nome rimanda ai grilli di cui è composta la base. Del resto, il Belgio è uno dei Paesi Ue che per primi ha aggirato la nuova normativa europea, quella del 2015, che mirava a regolamentare il nascente mercato degli insetti commestibili. Secondo le norme Ue, gli insetti possono essere destinati al consumo alimentare, ma previa autorizzazione dell'Efsa, l'agenzia europea per la sicurezza alimentare che ha sede a Parma. Qui, gli esperti stanno ancora valutando se concedere o meno l'autorizzazione al commerccio di 21 specie di insetti o prodotti a base di insetti. Un primo ok è atteso quest'anno.

Dove mangiare insetti in Ue

Nell'attesa, il Belgio ha pensato bene di concedere una proroga al commercio di dieci specie già sul mercato: il grillo domestico, la locusta migratoria, il verme di farina gigante, il verme di farina, il verme Buffalo, la tarma maggiore della cera, la locusta del deserto americano, il grillo domestico tropicale, la tarma minore della cera, e il baco da cera. Unici limiti al loro uso e consumo sono legati alla trasparenza in etichetta (occorre indicare chiaramente la loro presenza) e alla produzione, che deve essere locale. 

Anche altri Paesi Ue hanno aggirato le regole. In Olanda, esistono delle fattorie (per esempio Protifarm) che producono sia i vermi di farina, sia i grilli per il consumo umano. La Danimarca ha invece aperto agli insetti interi provenienti da Paesi ectra-Ue. E lo stesso ha fatto la Finlandia. Anche in alcune regioni della Germania è stata autorizzata la vendita di prodotti di questo tipo come la pasta a base di farina di vermi.

In Italia

In Italia, il ministero della Salute ha chiarito che finché l'Efsa non emetterà le sue autorizzazioni, il commercio di insetti e prodotti connessi è vietato. Questo pero' non ha fermato alcuni imprenditori da investire in "quello che in un prossimo futuro dovrà essere considerato la più eco sostenibile fonte proteica del pianeta", si legge sul sito web di Italian cricket farm, azienda del Torinese specializzata nella produzione di insetti. Per adesso destinati solo al consumo animale.

Il cibo del futuro?

Come l'Italian cricket farm, sono in tanti in Europa a puntare sullo sviluppo di questo mercato. Secondo uno studio della Ipiff, la lobby europea del settore, nel 2019, gli investimenti delle aziende agricole che allevano e trasfromano insetti hanno raggiunto i 600 milioni di euro. Cifra che potrebbe raggiungere i 2,5 miliardi alla fine del 2020 qualora arrivasse il via libera dell'Efsa alla commercializzazione. 

Secondo l'Ipiff, già oggi il 25% della popolazione mondiale mangia abitualmente insetti. In Europa, ci sono dei limiti culturali, ma col tempo il loro consumo potrebbe venire promosso per far fronte alle carenze e all'inquinamento dell'industria agroalimentare classica. Per esempio, i grilli sono composti dal 60 all'80% di proteine. Ciò significa che contengono più ferro del manzo. Da un punto di vista ambientale, un chilo di grilli ha bisogno di 15 mila litri di acqua in meno per ogni chilo di carne prodotta e il loro allevamento genere 100 volte meno gas a effetto serra. 

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