Il cibo a domicilio entra nel paniere Istat: lo consuma 1 italiano su 3

L'Istituto nazionale di statistica ha aggiornato l'elenco dei beni e servizi che compongono la spesa delle famiglie e su cui viene calcolata l'inflazione. Tra questi, anche il sushi

Il cibo a domicilio entra nel paniere dell'Istat, l'elenco di beni e servizi che compongono la spesa media delle famiglie italiane e su cui viene calcolata l'inflazione. Del resto, ben il 37% degli italiani dichiarara di aver ordinato "dal telefono o dal proprio personal computer pizza, piatti etnici o veri e propri cibi gourmet durante l'anno", secondo quanto emerge da un'analisi Coldiretti/Censis.

19 milioni di consumatori

"Il cosiddetto food-delivery ad opera dei ciclo-fattorini è un mercato - sottolinea Coldiretti - al quale si rivolgono 18,9 milioni di italiani con regolarità (3,8 milioni) o occasionalmente (15,1 milioni)". In cima alla lista delle motivazioni di ricorso al cibo a domicilio, rileva lo studio, c'è il fatto di essere stanchi e non avere voglia di cucinare (57,3%), ma c'è anche un 34,1% che indica di farvi ricorso in caso di cene con amici e parenti per stupire i commensali con piatti di qualità. C'è poi chi non ha tempo di prepararsi da solo i pasti (26,5%) e chi non vuole rinunciare alla buona cucina senza dover uscire (24,7%) oltre a quelli desiderosi di provare piatti nuovi e originali (18%) e quelli che non sanno cucinare (6,9%).

"Più diritti per i riders e cibo di qualità"

"Il boom del cibo a domicilio nelle case degli italiani ha portato però - nota Coldiretti - a un'accesa competizione sui costi tra le diverse piattaforme con offerte gratuite di trasporto, promozioni e ribassi, che rischia a volte di ripercuotersi sull'intera filiera, dal personale ai conti dei ristoratori fino ai loro fornitori dei prodotti agricoli e alimentari. Non a caso quattro italiani su dieci (38,1%) che ordinano il cibo sulle piattaforme web ritengono prioritario migliorare il rispetto dei diritti del lavoro dei riders". 

Ma oltre alle condizioni dei lavoratori, sono diversi gli aspetti del food delivery che andrebbero cambiati a giudizio di chi fa ricorso a questo tipo di piattaforme. Il 28% di chi riceve il cibo a casa richiama, conclude Coldiretti, l'esigenza di una maggiore sicurezza dei prodotti durante il loro trasporto garantendo adeguati standard igienici, evitando ogni contaminazione e preservando la qualità del cibo, ma c'è anche un 25,3% che chiede alle piattaforme web di promuovere anche la qualità dei prodotti e degli ingredienti che propongono nei loro menù di vendita, e un altro 17,7% vorrebbe migliorare anche l'utilizzo di prodotti tipici e di fornitori locali. 

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Tornando al paniere Istat, dopo la categoria generica dei cibi etnici, nel 2020 farà il suo ingresso anche il sushi take away.  

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