Sabato, 19 Giugno 2021
Lavoro

Appello all'Ue: i Fondi della Pac siano legati al rispetto dei diritti dei lavoratori

Oltre 300 organizzazioni europee chiedono di inserire la condizionalità sociale nella Politica agricola comune per combattere le "condizioni disumane" ai limiti della "schiavitù" che ci sono in troppo campi

La Politica agricola comune dell'Unione europea deve tenere contro anche dei diritti dei lavoratori e legare i pagamenti diretti, fondamentali per il sostegno al reddito degli agricoltori, al rispetto di questi diritti. Lo chiede una lettera sottoscritta da oltre 300 organizzazioni e personalità accademiche europee che sostengono la condizionalità sociale, pubblicata dalla Federazione europea dei sindacati dell’alimentazione, dell’agricoltura e del turismo (Effat). Il documento richiede che i pagamenti diretti siano subordinati al rispetto delle condizioni di lavoro e di occupazione in linea con il diritto dell'Ue e con le convenzioni dell'Organizzazione internazionale del lavoro (Oil). Secondo la lettera, le sovvenzioni della Pac sono ora subordinate al rispetto delle norme ambientali di base, della sanità pubblica e del benessere degli animali, ma non c’è molto a tutela dei diritti umani e del lavoro. Questo nonostante il fatto che “le condizioni dei lavoratori nel settore agricolo siano tra le più difficili e precarie dell'economia dell'Ue”, sostengono i firmatari.

Precarietà e sfruttamento

Almeno dieci milioni di persone sono impiegate nell'agricoltura europea, principalmente come lavoratori stagionali, a giornata o in altre condizioni di precarietà, con ben il 61,2% dei dipendenti del settore impegnati in lavori informali. "Condizioni di lavoro disumane, salari bassi, orari di lavoro lunghi, un'elevata percentuale di lavoro sommerso e alloggi inferiori agli standard sono solo alcune delle difficoltà quotidiane affrontate dai lavoratori agricoli in Europa", afferma la lettera, aggiungendo che spesso queste condizioni equivalgono a vere e proprie forme di " schiavitù moderna ”. Eppure la pandemia ha messo in evidenza quanto gli occupati nel settore agroalimentare siano importanti, tanto che le istituzioni dell'Ue e i governi nazionali li hanno definiti essenziali. Nonostante questo riconoscimento, l'esperienza pratica di molti lavoratori agricoli rimane di "lotta, privazione e violazioni dei diritti umani", dicono ancora le organizzazioni. La lettera afferma che le condizioni del lavoro in questo settore sono spesso paragonabili a forme di "schiavitù moderna". Per Kristjan Bragason, segretario generale della Effat, è "inaccettabile vedere che il rispetto dei diritti umani e del lavoro non svolge assolutamente alcun ruolo nell'assegnazione dei pagamenti diretti della Pac, soprattutto quando il settore agricolo riceve un terzo del bilancio totale dell’Ue". "Senza il rispetto dei diritti dei lavoratori, la riforma non sarà mai veramente sostenibile", ha aggiunto Bragason.

Il dibattito sulla condizionalità sociale

Nonostante il Parlamento europeo abbia offerto sostegno all’inclusione della condizionalità sociale nella Pac, votando in ottobre una serie di emendamenti a favore del suo inserimento, l’argomento si sta rivelando una questione spinosa nei negoziati con i Paesi dell'Ue. La condizionalità proposta dai deputati riguarderebbe vari settori, quali l'orario di lavoro, la salute e la sicurezza, e l'alloggio per tutti i lavoratori occupati nell'agricoltura, compresi quelli mobili e migranti. Come spiega Euractiv, non si può dire lo stesso per il Consiglio dove in una riunione Ungheria, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca e Lituania si sono opposte a ogni tipo di collegamento tra i fondi Pac e questo tipo di diritti. Finora sono state presentate tre opzioni per l'inclusione della condizionalità sociale nella riforma, ma nessuna sembra avere una netta maggioranza tra i ministri delle politiche agricole dell'Ue. Si parla di avere la condizionalità sociale (con sanzioni) condizionata alle decisioni dei tribunali, di inserire un capitolo sulla condizionalità sociale nei piani strategici nazionali e di sostenere lo sviluppo di una disposizione specifica sulle "condizioni di attuazione" che la Commissione controllerebbe prima di approvare i piani strategici nazionali.

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