"Fateci produrre meno latte", l'appello degli allevatori europei a Bruxelles

La lobby Ue del settore chiede un sostegno economico per ridurre la produzione e contrastare il crollo dei prezzi. Occhi puntati sul Parlamento Ue. Mentre in Italia è polemica per l'accordo tra Coldiretti e Lactalis

Una protesta degli allevatori a Bruxelles

“La grave situazione di sofferenza del comparto lattiero-caseario comunitario" richiede "un programma per la riduzione volontaria della produzione europea, strumento che già nel recente passato ha dato ottimi risultati in termini di mercato”. E' quanto chiedono gli allevatori lombardi di Copagri. Una richiesta che fa eco a quella dell'European Milk Board, la lobby europea dei produttori di latte, che chiede di attuare questa misura per contrastare il crollo dei prezzi. E che ha trovato sponda al Parlamento europeo, dove il 20 ottobre dovrebbe venire approvata una relazione sulla nuova Politica agricola comune.

La relazione, curata dal francese Eric Andrieu, dovrebbe chiedere, tra le altre cose, l'attuazione da parte della Commissione di una misura di sostegno al lettore caseario che comporti "riduzioni obbligatorie della produzione per un periodo circoscritto”, spiega Copagri, che con le altre associazioni dello European Milk Board ha inviato una lettera agli eurodeputati affinché sostengano tale misura. Secondo gli allevatori, l'esempio da seguire è quello del 2016, quando Bruxelles accordò un aiuto economico alle imprese al fine di ridurre la produzione e frenare il crollo dei prezzi (coasa che avvenne).

Nei giorni scorsi, ha creato non pochi malumori tra le organizzazioni agricole italiane l'accordo siglato da Coldiretti con Italatte, società controllata dalla multinazionale francese Lactalis. Secondo tale accordo, il prezzo del latte degli allevatori italiani potrebbe ridursi di 6 centesimi al litro nel 2021 in caso di superamento mensile della produzione rispetto al 2020. Una clausola che non è piaciuta all'altro pezzo del mondo agricolo italiano (Cia, Confagricoltura e Copagri), secondo cui l'accordo è un favore all'industria agroalimentare a danno dei piccoli allevatori. Secondo tali organizzazioni, infatti, il prezzo del latte italiano è competitivo rispetto a quello tedesco e persino più basso rispetto a quello francese, tra i nostri maggiori competitor. 

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