Corte Ue sancisce la "libera circolazione" del cannabidiolo

Una sentenza dei giudici europei dà ragione a due produttori di sigarette elettroniche al Cbd. E potrebbe dare manforte ai sostenitori dell'uso senza restrizioni della cannabis light in campo alimentare

Uno Stato membro non può vietare la commercializzazione del cannabidiolo, il Cbd, legalmente prodotto in un altro Stato membro, qualora sia estratto dalla pianta di cannabis sativa nella sua interezza e non soltanto dalle sue fibre e dai suoi semi. Lo ha deciso la Corte di giustizia Ue, circa una controversia che riguarda una sigaretta elettronica al cannabidiolo vietata in Francia. Ma la sentenza potrebbe anche dare manforte ai sostenitori dell'impiego del Cbd per fini alimentari in Europa.

Il caso

Due dirigenti di una società francese che commercializza una sigaretta elettronica con un liquido contenente del cannabidiolo erano stati condannati penalmente dal tribunale di Marsiglia perché l'olio di cannabidiolo utilizzato era estratto dall'integralità della pianta di canapa, foglie e fiori inclusi, mentre la legge francese limita la coltivazione, l'importazione, l'esportazione e l'uso industriale e commerciale della canapa alle sue sole fibre e sementi. L'olio in questione però era stato importato dalla Repubblica Ceca, dove era coltivata la canapa e dove era stato estratto il cannabidiolo.

Secondo i giudici europei, uno Stato membro non può vietare la commercializzazione del cannabidiolo legalmente prodotto in un altro Stato membro, qualora sia estratto dalla pianta di cannabis sativa nella sua interezza e non soltanto dalle sue fibre e dai suoi semi. Tale divieto, tuttavia, può essere giustificato da un obiettivo di tutela della salute pubblica, ma non deve eccedere quanto necessario per il suo raggiungimento.

La battaglia sul Cbd nel cibo

La sentenza della Corte Ue potrebbe in qualche modo segnare un punto a favore dei produtttori di canapa in Europa, in particolare di quelli che stanno investendo nel business dei cibi e delle bevande a base di cannabis. Lo scorso settembre, alcuni media avevano rivelato che la Commissione europea potrebbe obbligare i produttori di canapa a eliminare la parte della pianta contenente Cbd per la fabbricazione di derivati alimentari già privi delle sostanze responsabili dello ‘sballo’. Il cannabidiolo (Cbd) è infatti la sostanza non psicoattiva e da non confondere con il Thc, responsabile degli effetti psicotropi propri della cannabis. La notizia ha subito messo in allarme i produttori, che fanno notare come le regole proposte renderebbero il business della coltivazione di cannabis economicamente insostenibile. 

Senza poter vendere o usare foglie contenenti Cbd, gli agricoltori denunciano che dovrebbero sostanzialmente rinunciare a metà della pianta. Dietro alle nuove regole sui ‘novel food’ dell’Unione europea ci sarebbe una volontà di andare a restringere la ‘zona grigia’ delle norme relative al settore della coltivazione, trasformazione e consumo della canapa alimentare. Ma, fanno notare i rappresentanti del settore, molti coltivatori non sopravviveranno al nuovo ostacolo legale.

Una storia di restrizioni

Le prime restrizioni alla coltivazione e al consumo di canapa sono cominciate con il trattato internazionale del 1961 che ha dichiarato la cannabis una sostanza narcotica soggetta a divieti in gran parte dell'Europa e degli Stati Uniti. Il programma di sovvenzioni Ue della Politica agricola comune ha permesso all'industria della canapa di continuare le sue attività in una zona grigia che prevede, dal 1999, una soglia massima di Thc per evitare gli effetti psicotropi. Da qui la nascita di prodotti 'cannabis light'.

Nel dicembre 1997, il comitato permanente dell’Ue per i prodotti alimentari ha stabilito che i fiori di canapa erano ingredienti alimentari. Una decisione che ha aperto la strada a un mini boom nella raccolta della canapa europea, alla quale è seguita un'impennata negli Stati Uniti dopo che una legge agricola del 2014 ha posto fine al divieto. Tra il 2011 e il 2018, la quantità di terra coltivata in Europa per la canapa è aumentata da 8.000 a 50.000 ettari.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • I prodotti integrali riducono fino a un quarto il rischio di mortalità

  • "Salvate gli squali dallo sterminio per produrre i vaccini per il Covid-19 e l'influenza"

  • L'innovazione agricola al servizio di clima e ambiente: da Bruxelles arrivano i fondi Life

  • Il 'Messi' dei piccioni viaggiatori venduto per la cifra record di 1,6 milioni di euro

  • Corte Ue sancisce la "libera circolazione" del cannabidiolo

  • Altro che vegani: in Ue la produzione da allevamenti cresce più del resto dell'agricoltura

Torna su
AgriFoodToday è in caricamento