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No alle telecamere a bordo, Parlamento contro l'idea della Commissione per controllare i pescatori

Gli eurodeputati rimarcano la necessità di tutelare la privacy e propone che la misura si applichi solo a chi ha già violato le norme. Sì al monitoraggio dei pescherecci, ma con limiti e condizionalità

Il Parlamento europeo si schiera contro la proposta della Commissione sul nuovo regolamento Controlli per la pesca che prevede di rendere obbligatorio l'uso di telecamere o altre apparecchiature di monitoraggio sulle imbarcazioni in modo da controllare il rispetto delle norme comunitarie a difesa dei mari. I deputati, nella loro posizione, hanno chiesto che al massimo si disponga l’obbligo temporaneo di tali attrezzature solo per le navi che hanno già commesso due o più infrazioni gravi, oppure di proporre incentivi in caso di adesione volontaria all'idea. Inoltre gli europarlamentari chiedono disposizioni per garantire la protezione della vita privata e dei dati personali poiché ritiene che l'Unione europea dovrebbe sempre garantire in primo luogo il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali.

Il voto della commissione Pesca

La posizione è stata adottata in commissione Pesca dell'Assemblea comunitaria con 23 voti favorevoli, 2 contrari e 3 astensioni. Per aumentare la sicurezza in mare, i deputati concordano sulla necessità della presenza di un dispositivo di geo-localizzazione in tutte le imbarcazioni, aggiungendo che gli operatori potrebbero beneficiare degli aiuti del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (Feamp) per implementare la tecnologia. Secondo la risoluzione adottata, anche l'uso di giornali di bordo elettronici per registrare le attività di pesca dovrebbe essere obbligatorio per tutte le navi, ma per quelle di lunghezza inferiore a 12 metri prevede un modulo semplificato da presentare entro la fine della giornata di pesca, anziché dopo ogni operazione. Secondo l’Aula, bisogna potenziare il monitoraggio della tracciabilità di tutti i prodotti della pesca o dell'acquacoltura, sia di origine europea, sia importati.

La concorrenza sleale da Paesi terzi

I deputati hanno anche aggiunto una definizione chiara della pesca ricreativa chiedendo un "sistema di sanzioni adeguato" per coloro che non rispettano le misure di conservazione dell'Ue o le norme della Pcp. La relazione propone inoltre la richiesta di una valutazione sull’impatto della pesca ricreativa su stock ittici, ambiente e economia. La commissione per la Pesca ha votato anche a favore di un mandato più ampio all'Agenzia europea di controllo della pesca (Efca) e dell'istituzione di un "registro dell'Unione" in cui gli Stati membri pubblicano informazioni sui controlli della pesca, sulle infrazioni, sulle sanzioni, al fine di aumentare la trasparenza. Per quanto riguarda i Paesi terzi, la Commissione dovrebbe poter introdurre misure di salvaguardia, quali una sospensione temporanea delle tariffe preferenziali ogniqualvolta rilevi attività illegali.

Le reazioni

“Abbiamo raggiunto un equilibrio realistico e pragmatico tra ideale e possibile su un regolamento che necessitava di una revisione urgente”, ha rivendicato Bilbao Barandica, eurodeputata del gruppo liberale Renew Europe. “Riteniamo che le misure approvate miglioreranno i dati disponibili, rafforzeranno la tracciabilità delle catture, ridurranno l'onere amministrativo per gli operatori della pesca, combatteranno la pesca illegale e garantiranno la certezza del diritto al sistema di sanzioni”, ha aggiunto lo spagnolo.

Sulla stessa linea Rosa D'Amato, del gruppo dei Greens: "Se l’Unione europea vuole davvero tutelare al contempo la pesca e la biodiversità marina, deve proteggere e valorizzare meglio i nostri piccoli pescatori - dice -  Questa riforma fa degli importanti passi in avanti in questa direzione, anche grazie agli emendamenti da me presentati, come nel caso dell'introduzione di norme sulla tracciabilità e sulla trasparenza per proteggere i nostri pescatori, che ricordo essere tra i più corretti e sostenibili nel Mediterraneo e nel mondo, dalla concorrenza sleale dei Paesi terzi e dalla pesca illegale. Inoltre, sono stati accolti i miei emendamenti per uniformare il sistema dei controlli tra i diversi Paesi Ue: a oggi, l’80% di questi controlli viene effettuato in Italia e Spagna. E’ ora che gli altri Stati membri facciano la loro parte". Fin qui le note positive, secondo D'Amato: "Ma ci sono da segnalare, purtroppo, anche aspetti negativi - continua - le solite lobby sono riuscite a ottenere alcune deroghe per la pesatura e i documenti di trasporto che sono potenzialmente pericolose, sia perché aprono lo spazio a eventuali frodi, sia perché rischiano di premiare i grandi pescherecci e i disonesti a scapito della piccola pesca artigianale", conclude.

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