Stagionali rumeni bloccati dal Covid, vendemmia a rischio

Il governo ha imposto la quarantena a chi arriva da Romania e Bulgaria, da cui ogni anno partono circa 110mila braccianti per la raccolta delle uve. La Coldiretti lancia un appello agli italiani, ma la Lombardia non si fida e vara il procollo anti-coronavirus

Mentre la politica italiana si divide su accogliere o meno qualche centinaia di migranti provenienti dall'Africa, con i contrari che sollevano il rischio di contagi da coronavirus, dal Nord al Sud c'è chi chiede a gran voce di garantire la presenza nei campi di 110mila stagionali da Romania e Bulgaria, Paesi dove la diffusione del Covid-19 sta raggiungendo livelli preoccupanti. Tanto che il ministro della Salute, Roberto Speranza ha imposto a chi arriva da questi Stati una quarantena di 14 giorni. Un provvedimento sacrosanto, che pero' sta mandando in cortocircuito la vendemmia.

Lo sanno bene i produtttori di prosecco o valpolicella in Veneto: solo a Verona servirebbero 3mila stagionali per garantire una produzione vinicola che ha già patito, e non poco, lo stop ai ristoranti e le restrizioni all'export. Ma gli allarmi arrivano anche dalle altre aree del vino: dal Piemonte alla Toscana, dal nebbiolo al montepulciano, dal sangiovese all'aglianico. 

Da qui la richiesta di Coldiretti di "favorire le campagne di raccolta" attraverso "una radicale semplificazione del voucher 'agricolo' che possa ridurre la burocrazia e consentire anche a percettori di ammortizzatori sociali, studenti e pensionati italiani lo svolgimento dei lavori nelle campagne in un momento in cui tanti lavoratori sono in cassa integrazione e le fasce più deboli della popolazione sono in difficoltà". I voucher, spiega Coldiretti, "sono stati per la prima volta introdotti in Italia proprio solo per la vendemmia il 19 agosto 2008, con circolare Inps con l'obiettivo di ridurre burocrazia nei vigneti e dare una possibilità di integrazione del reddito a studenti e pensionati che sono andate perdute in seguito all'abrogazione dovuta ai casi di abuso favorito ad un eccessivo allargamento ad altri settori e che in realtà non hanno riguardato il settore agricolo". 

La proposta di Coldiretti, pero', rischia di scontrarsi con quanto già visto nei mesi scorsi per altri settori dell'agricoltura: senza stagionali stranieri (che spesso hanno professionalità acquisite nel tempo), la produzione si blocca, perché gli italiani sono restii a tornare nei campi, almeno come braccianti e con le paghe attuali. Ecco perché la Regione Lombardia, guidata dalla Lega, ha pensato bene di attuare dei protocolli per i lavoratori stagionali: a tutti sarà effettuato il tampone gratuito in fase di assunzione e ogni giorno sarà misurata la temperatura corporea con l’esclusione temporanea dall’attività nel caso questa sia superiore a 37,5 gradi.

“Si tratta di un passaggio molto importante – spiega l'assessore Giulio Gallera – che mette in primo piano la salute dei lavoratori attraverso una serie di misure finalizzate a monitorare e prevenire la diffusione del contagio da coronavirus. Abbiamo attivato inoltre un’interlocuzione con il ministero della Salute al fine di armonizzare le nostre misure con i provvedimenti sulla quarantena definiti dal governo riferiti in particolare ai cittadini di alcuni Paesi, quali ad esempio la Romania, dove la situazione pandemica sta destando parecchie preoccupazioni”.

“Dobbiamo necessariamente coniugare le esigenze sanitarie con quelle economiche delle aziende vitivinicole lombarde. In alcune zone della nostra regione - prosegue l'altro assessore Rolfi - la vendemmia inizia già nella prima decade di agosto. Per questo stiamo giocando d’anticipo per offrire un protocollo che sia operativo in tempi rapidi. Abbiamo come sempre collaborato con le associazioni agricole di categoria perché vogliamo che ci sia condivisione e che i lavori di vendemmia avvengano in totale sicurezza”.

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