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Domenica, 29 Maggio 2022
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Bruxelles vuole vietare il pesticida delle banane. I big del settore: “Rischio aumento prezzi”

Il mancozeb, già illegale nell'Ue, potrebbe essere bannato anche dai prodotti importati, ma Chiquita e Del Monte vogliono bloccare il progetto

I principali fornitori di frutta dell'Ue stanno protestando per il possibile divieto di utilizzo di un pesticida, il mancozeb, diffuso soprattutto nelle coltivazioni di banane, uno dei frutti più economici venduti nell'Unione Europea. Il conflitto si sta dimostrando un banco di prova cruciale per verificare le conseguenze della nuova politica Ue, orientata a rendere l'agricoltura europea più amica dell'ambiente. Un indirizzo che scuote i mercati internazionali, pretendendo standard mai visti in precedenza, rischiando di causare un'impennata dei prezzi.

Regole più stringenti nelle piantagioni latinoamericane

Il mancozeb è stato usato per decenni su diverse piantagioni, incluse barbabietole, cipolle e patate. Il divieto su questo fungicida è arrivato nel Febbraio 2021 dopo una pronuncia dell'Efsa, l'organismo di controllo della sicurezza alimentare dell'Ue. Alla fine del 2020, gli esperti hanno verificato che questo pesticida è tossico per la salute umana e per l'ambiente. Salutato con favore dai gruppi ambientalisti, il divieto dell'Ue sul mancozeb sta sollevando adesso un polverone nei Paesi fuori dal blocco dei 27, dato che i coltivatori di banane dell'America Latina temono che gli Stati membri possano adesso imporre regole più stringenti sull'importazione di frutta coltivata con mancozeb. L'Efsa sta infatti analizzando i rischi per i consumatori determinati dai residui di pesticidi negli alimenti importati da Paesi esterni all'Ue. Sulla base di questa revisione, la Commissione europea deciderà se restringere i limiti legali di residui di mancozeb consentiti nei prodotti importati, noti come livelli massimi di residui (Mrl).

Oltre il 70% della fornitura di banane del vecchio continente proviene dai paesi dell'America Latina, guidati da Ecuador, Colombia e Costa Rica. ll fungicida viene spruzzato sulle loro vaste piantagioni per combattere il Black Sigatoka, una malattia fungina che prospera nei climi tropicali e devasta i loro raccolti di banane. Le scelte green di Bruxelles potrebbero mettere a rischio l'ampia fornitura di banane. Questo il pericolo paventato dai principali partner commerciali che negli Stati membri si occupano della distribuzione di questo frutto. Alcuni documenti, ottenuti dal giornale Politico Europe, dimostrerebbero che i giganti della frutta come Del Monte, Chiquita e Dole Foods, che si riforniscono in America Latina, sono preoccupati per le restrizioni sui residui tollerati. Norme più stringenti potrebbero mettere in pericolo il loro impero agroalimentare, in quanto fornitori principali di uno dei frutti più consumati nell'Unione europea.

Pressioni delle lobby

Sempre secondo le ricostruzioni di Politico, in una lettera inviata ai funzionari dell'Ue a gennaio, la lobby che a Bruxelles opera per conto delle tre multinazionali di cui sopra, ha sostenuto che le piantagioni in America Latina "dipendono" dal mancozeb per poter soddisfare la maggior parte della domanda di banane dell'Ue. Secondo i lobbisti, i residui sottoporrebbero i consumatori “a un'esposizione trascurabile" al fungicida. Di tutt'altro avviso i gruppi ambientalisti. "Il mancozeb è un pesticida che altera completamente il sistema endocrino, è classificato come tossico per la riproduzione, pone alti rischi per gli uccelli e i mammiferi” ha dichiarato Salomé Roynel del Pesticide Action Network Eu, aggiungendo: “Da un punto di vista scientifico, nessun livello sicuro può essere dimostrato". Le associazioni ambientaliste chiedono all'Ue di non cedere alle pressioni dei partner commerciali interessati. Dal canto loro, i principali fornitori di banane d'Europa sono contrari alla prospettiva di perdere un fungicida su cui hanno fatto affidamento per decenni, reputandone altri meno efficienti. “Questo avrà un impatto sulla quantità e la qualità delle banane latino-americane", ha dichiarato a Politico Juan José Pons, coordinatore del Cluster ecuadoriano delle banane, un'associazione industriale che conta multinazionali come Chiquita e Del Monte tra i suoi membri. Quasi il 30% della frutta prodotta da questi coltivatori viene spedita nell'Ue ed è "soggetta a certificazioni di conformità con gli standard di sicurezza e sostenibilità dell'UE".

Prezzi troppo bassi imposti dalla Gdo

Il mancozeb sarebbe pericoloso non solo per l'ambiente, ma anche per i lavoratori esposti nelle piantagioni, secondo quanto sostiene Alistair Smith, coordinatore internazionale del gruppo del commercio equo e solidale Banana Link. Questo dato dovrebbe spingere Bruxelles a frenare il suo uso, iniziando seriamente la svolta agro-ecologica nella coltivazione di frutta e verdura. Molte industrie avrebbero ritardato eccessivamente la conversione, trovandosi oggi impreparate, mentre altre avrebbero intrapreso le modifiche necessarie per migliorare l'impatto sull'ambiente. Smith ha citato l'esempio della francese Compagnie Fruitière, che dopo uno scandalo legato proprio all'uso dei pesticidi del 2009, avrebbe accelerato la conversione ecologica nelle sue coltivazioni, anche quelle in America Latina.

Un nodo centrale è quello della Grande distribuzione organizzata (Gdo). La maggior parte dei coltivatori di banane ha venduto i suoi frutti ai grandi supermercati a prezzi stracciati. Smiths sottolinea che nell'ultimo decennio il prezzo delle banane latino-americane è rimasto fermo a meno di 1 euro al chilogrammo, con la Gdo che richiedeva solo "frutta perfetta". Il potenziale inasprimento degli standard di importazione non si raccorderebbe con i prezzi ai quali i supermercati dell'Ue acquistano le loro banane. Dato che i cittadini europei sono sempre più orientati a prodotti salutari e privi di pesticidi, secondo Smith l'unico modo per garantire una produzione amica dell'ambiente e delle persone, senza far “esplodere” i prezzi, ma neppure affossare i coltivatori, è quella di condividere le responsabilità e i costi tra i vari anelli della catena: agricoltori, importatori, Gdo e cittadini.

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