Erbe officinali, è boom in Italia. Ma dipendiamo dall'import

Sempre più prodotti, dall'agroalimentare alla farmaceutica passando per la cosmetica, utilizzano queste piante. Ma solo il 30% arriva dai campi del Belpaese: "Un'etichetta per promuovere il made in"

Dalla tavola alla farmacia, dalla cosmetica alla moda: l'Italia riscopre le erbe officinali. Nel 2018, infatti, sono stati ben 25 milioni i chili consumati per produrre oli essenziali, medicinali, alimentari e altri prodotti che si basano su queste piante. Unico neo: il Belpaese produce appena il 30% del fabbisogno nazionale, mentre il restante 70% arriva dall'estero, in particolare dalla Cina. E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti

In generale, sono quasi 300 le piante di questo tipo utilizzate in Italia e grazie alle loro particolari proprietà vengono impiegate per scopi farmaceutici, cosmetici e culinari, per la difesa delle colture, per l'igiene della persona e della casa o per ottenere oli essenziali e tinture per l'abbigliamento. 

C'è per esempio la linea cosmetica Lajatica manciata dal giovane Matteo Bacci con un aiuto d'eccezione, quello di Andrea Bocelli: il tenore, titolare di un'azienda che produce vino, scopre da un'antica ricetta della nonna che con l’uva è possibile realizzare delle preziose marmellate e creme per il viso. E decide di parlarne con Bacci, suo vicino di casa, proveniente da una famiglia di farmacisti, che si dedica all’agricoltura e alle piante officinali e ha la sua acqua aromatica.

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Bacci capisce subito che si tratta di una "scoperta" geniale e, rivolgendosi alla ricerca universitaria, ha la conferma: in quelle vinacce di Bocelli è presente una grande concentrazione di Resveratrolo, un potentissimo anti-età. Matteo ha uno scarto di distillazione del suo rosmarino, che è appunto l’acqua aromatica. Così dalla fusione della sua acqua aromatica con il concentrato delle vinacce di Bocelli viene fuori una linea di cosmetica altamente performante che oggi si trova nelle più prestigiose spa e crociere di mezzo mondo. 

L'azienda di Bacci non è un caso isolato. Un altro giovane, il 28enne Jair Vidi, dalle erbe officinali della Val d'Aosta produce dei liquori di successo. C'è poi chi, come Giovanni Terrenzio, titolare dei Vivai Villanova nel Foggiano, ha unito la passione per la coltivazione di queste piante alla solidarietà avviando un progetto che prevede la coltivazione di rosmarino, timo, menta e lavanda per la produzione di oli essenziali con l’inserimento lavorativo di persone con disagio sociale o disabilità.

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Secondo i dati riportati nel Piano di settore delle piante officinali, sono circa 3mila le aziende agricole italiane impegnate con una superficie coltivata a piante aromatiche, medicinali e da condimento di oltre 7mila ettari che coprono però appena il 30% del fabbisogno nazionale, il restante 70% viene infatti soddisfatto dall'estero, secondo una stima di Coldiretti che vede notevoli potenzialità del settore in Italia.

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"La Cina - precisa l'organizzazione di categoria - è il principale produttore mondiale: circa 1/4 delle erbe officinali utilizzate dall'Italia provengono dal gigante asiatico. Si tratta però di prodotti che spesso non rispettano gli stessi standard di sicurezza alimentare, ambientale e di rispetto dei diritti dei lavoratori vigenti nel nostro Paese". Secondo il presidente di Coldiretti Ettore Prandini "per combattere la concorrenza sleale e consentire ai consumatori di fare scelte di acquisto consapevoli, occorre rendere obbligatoria l'etichettatura di origine dei prodotti officinali". 

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