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Il prete-agricoltore che combatte il caporalato: “Qui i migranti sono pagati il giusto”

Un prodotto buono ma anche giusto. Così Don Massimo Mapelli accoglie e forma al lavoro decine di ragazzi nella grande casa della Cooperativa Agricola Sociale “Madre Terra”: “Ridiamo vita ad un bene confiscato alla ‘ndrangheta”

 

Tra le nebbie della campagna di Zinasco Vecchio c’è una casa che vuole ridare dignità ai tanti ragazzi, ma anche bambini, che scappano da guerre e difficoltà in cerca di una nuova vita a contatto con la “Madre Terra”. E’ questo il nome della Cooperativa Agricola Sociale che Don Massimo Mapelli gestisce nella provincia di Pavia.

Modello di accoglienza e di integrazione per i migranti costretti a subire il cosiddetto “viaggio della speranza”, qui adulti e minori iniziano un nuovo percorso dove imparano la lingua ma anche un lavoro da agricoltore consapevole ed etico: “Qui i nostri ragazzi sono pagati il giusto, senza essere sfruttati e senza il caporalato. - afferma Don Massimo Mapelli, che sottolinea come per questi ragazzi sia forte anche il legame con il territorio - I nostri ragazzi gestiscono il verde pubblico del comune e imparano a prendersi cura del bene comune. Con loro ci occupiamo anche di un bene confiscato alla ‘ndrangheta perchè possa anch’esso rimesso a disposizione per chi ha più bisogno”.

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