“Senza olio di palma, ma con più grassi saturi”, studio mette sotto accusa le 'etichette fuorvianti'

Mangiare biscotti e merendine con ingredienti sostitutivi non sarebbe una scelta salutista: lo sostiene una ricerca condotta su 96 prodotti. Nel mirino le alternative al controverso grasso vegetale

Un’informazione “fuorviante” capace di “limitare la libertà di scelta del consumatore”. Finisce sotto accusa l’etichetta “senza olio di palma” presente sulle confezioni di biscotti, merendine, snack salati e creme spalmabili. L’assenza del controverso grasso vegetale, ottenuto dalla palma da olio delle aree equatoriali, non garantirebbe alcuna riduzione dei grassi saturi contenuti dai cibi fatti con ingredienti alternativi, come l’olio di cocco o di girasole e il burro. Questi ultimi sarebbero, anzi, potenzialmente più dannosi per la salute dei consumatori. È quanto emerge dallo studio “Senza olio di palma, ma più saturi e meno sostenibili” presentato dall’Institute for free choice al Parlamento europeo. 

L’analisi condotta su 96 cibi mette alla prova la presunta genuinità - o, se non altro, inferiore quantità di grassi saturi - dei prodotti privi di olio di palma. Un ingrediente che, scrivono gli autori della ricerca, si trova da anni “al centro di un’aggressiva campagna di boicottaggio promossa dai settori produttivi concorrenti”. Una pessima reputazione dovuta sia all’impatto ambientale della raccolta di frutti della palma, ma anche ai grassi contenuti da questo tipo di olio vegetale. 

Eppure, dall’analisi comparativa su croissant e merendine di pasta sfoglia scopriamo che le confezioni recanti la scritta “senza olio di palma” nascondono un’infelice sorpresa per il consumatore attento alla linea e al colesterolo. Secondo lo studio, le nastrine Mulino Bianco/Barilla, ad esempio, pur utilizzando oli vegetali alternativi e burro conterrebbero più grassi saturi delle merendine “cugine” di marca Carrefour e Bauli, che hanno olio di palma. Lo stesso risultato si verifica con il croissant al cioccolato: quello Barilla, privo di olio di palma, conterrebbe in percentuale quasi il doppio dei grassi saturi del cornetto Carrefour, per niente “palm oil free”. 

Tabella 1-2

Passando ai frollini, la sostanza non cambia. Sempre secondo l'analisi, si aggiudicano il “premio” per minor quantitativo di grassi saturi quelli che contengono olio di palma con marchio Simply. I frollini pubblicizzati “senza olio di palma” contengono differenti quantitativi di grassi saturi, a sostegno della tesi di fondo avanzata dallo studio, ovvero che l’equazione olio di palma=più grassi saturi si rivela infondata e spesso contraddittoria. 

Tabella 2-2

I dubbi sui grassi sostitutivi dell’olio di palma riguardano anche i frollini delle cosiddette “linee salutiste”, più attente a utilizzare ingredienti con bassi contenuti di grassi saturi. I frollini integrali Galbusera, rigorosamente “senza olio di palma”, ma fatti con olio di girasole, contengono più grassi saturi di quelli Vitasnella, fatti con olio di colza e di palma. 

Tabella 3-2

L’indagine coinvolge anche i gelati, per i quali viene utilizzato l’olio di palma prevalentemente per fare cialde e biscotti. “Anche in questa categoria - scrive l’Institute for free choice - dal confronto emerge chiaramente che non è la presenza o meno dell’olio di palma a determinare una maggiore incidenza di grassi totali e saturi”. “Se da un lato il Cornetto Classico Algida contiene 24 gr di grassi di cui 14 gr saturi - prosegue lo studio - quindi una percentuale più alta del Cinque Stelle Sammontana con olio di cocco, dall’altro lato, il cono ed il biscotto di Dolciando sono in linea con quelli Coop senza olio di palma mentre la barretta gelato Coop, con olio di cocco e girasole dichiara il 30% dei grassi saturi in più rispetto alla barretta gelato Mars, con olio di palma”. 

Tabella 8-2

Gli altri dati raccolti nello studio sulla presenza di grassi saturi tra prodotti con e senza olio di palma riguardano torte confezionate, patatine fritte, wafer e carne impanata. Le tabelle sono consultabili nella gallery.

Pietro Paganini, professore alla John Cabot University e co-autore dello studio, conclude che l’etichetta “senza olio di palma” non è altro che un “trucco di marketing” che determina “un’illusione per il consumatore, che è convinto di comprare un prodotto con benefici”. Paganini ritiene vi sia stata “una demonizzazione dell’olio di palma, dovuta anche alla manipolazione da parte dei media”. Cavalcando tale fenomeno, varie aziende avrebbero avuto “un'intuizione commerciale”: quella di sostituire l’olio di palma con ingredienti altrettanto grassi, ma meno evidenti all’occhio del consumatore. 

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Per tali motivi l’Institute for free choice chiede una regolamentazione europea ad hoc per le etichette “senza”, che rassicurano il cliente su ciò che non contiene un prodotto, facendo dimenticare gli altri ingredienti. “Una cosa è mettere in etichetta che un prodotto non contiene glutine - spiega Paganini - che è un’informazione necessaria per tante persone che soffrono di allergie alimentari”. Ma il professore, che si definisce “liberale, ma non liberista”, sottolinea invece l’importanza delle regole a tutela della libertà del consumatore. “Negli Stati Uniti e in Turchia il claim ‘senza olio di palma’ o ‘senza olio di girasole’ o ‘senza burro’ è vietato”, ricorda Paganini. 

Le abitudini alimentari "insostenibili" degli europei

Uno dei principali motivi di frizione tra l’opinione pubblica e i produttori di olio di palma è rappresentato dalla presunta insostenibilità ambientale del grasso vegetale, evidenziata da varie inchieste giornalistiche e campagne di associazioni ecologiste. Anche su tale argomento Paganini ritiene vi sia stata tanta speculazione mediatica, ma, ammette, “vi sono stati dei buchi nel rispetto delle regole”, dovuti allo “sviluppo a incredibile velocità” che si è verificato in Asia, da cui proviene oltre il 90% dell’olio di palma a livello mondiale. Una rivoluzione agricola accelerata, “che sta arrivando solo ora - conclude il professore - agli standard di sostenibilità che abbiamo sviluppato in Europa”. 

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Commenti (1)

  • ovviamente, chi sostiene questa tesi, maliziosamente tace sul contenuto di sostanze cancerogene, che lo IARC ha scoperto e denunciato, nel comune olio di palma per usi alimentari, che si producono a seguito degli elevati trattamenti termici a cui è sottoposto. inoltre, arriva anche la smentita circa la veridicità di quanto affermato nell'articolo: https://ilfattoalimentare.it/olio-di-palma-biscotti-e-merendine.html

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