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Mercoledì, 30 Novembre 2022
La storia

Come milioni di pecore e bovini dalla Spagna viaggiano in nave per essere macellati altrove

Protagonista è la città turistica di Cartagena. Carichi diretti in Nord Africa e Medio Oriente, ma non ci sono veterinari a bordo neppure durante lunghi tragitti

Nell'ultimo decennio la Spagna è stata la protagonista di un boom di viaggi commerciali di animali vivi, affermandosi come il più grande esportatore di bovini via mare in Europa e come secondo più grande esportatore di ovini dopo la Romania. Il quotidiano britannico Guardian ha realizzato di recente un reportage a Cartagena, cittadina nel Sud-est della penisola iberica, da cui partono numerosi carichi. Sin dalle 7 del mattino al porto ci sono in fila decine di camion pieni di bestiame, in attesa che gli animali vengano pesati prima di essere trasferiti sulla nave.

Pur essendo nota ai numerosi turisti che la visitano soprattutto per le sue rovine romane e per le spiagge vicine, questo centro urbano è uno dei protagonisti del commercio mondiale di animali vivi. A luglio, la domanda di animali da macellare per l'Eid al-Adha, la festa del sacrificio celebrata in tutto il mondo musulmano, le esportazioni hanno visto un picco. Negli ultimi cinque anni oltre tre milioni di animali da allevamento sono stati inviati via nave dal porto di Cartagena. Le destinazioni principali sono il Medio Oriente e il Nord Africa, mentre il commercio complessivo per Madrid ha raggiunto nel 2020 il valore di quasi 600 milioni di euro.

A facilitare questo successo commerciale ispanico ha contribuito un inasprimento delle norme sul benessere degli animali da parte dell'Australia, altra protagonista nelle esportazioni di bestiame. Con l'introoduzione nel 2011 di regole più severe relative alle modalità di abbattimento nel Paese di destinazione, Arabia Saudita e Libia hanno interrotto i rapporti commerciali con lo Stato del Pacifico. "Di solito all'interno di un mercato, se qualcuno si ritira... qualcun altro viene a colmare il vuoto, e la Spagna era disposta a farlo", ha dichiarato al Guardian Olga Kikou, European Affairs Manager di Compassion in World Farming, un'organizzazione che si batte per ottenere in ambito Ue un maggior benessere degli animali d'allevamento.

Grazie ad un costo relativamente basso dei mangimi e ad un notevole spazio disponibile per gli animali, la Spagna si è presto rivelata il luogo ideale per farli ingrassare, andando a ricevere da tutta Europa molti vitelli maschi indesiderati dall'industria lattiero-casearia. Dalla sola Cartagena l'anno passato sono stati esportati quasi 400mila capi sui 534mila totali. L'unico altro porto spagnolo che gode dei permessi per la spedizione di animali vivi via mare è quello di Tarragona. Secondo gli attivisti per il benessere degli animali, in città nessuno sa di questo commercio fuorché chi ci collabora, dato che i camion delle fattorie di tutta la Spagna portano gli animali direttamente in un'area del porto chiusa al pubblico.

Secondo le associazioni animaliste questo “mistero” faciliterebbe la violazione dei diritti del bestiame, nonostante i veterinari controllino gli animali prima che salgano a bordo. I problemi principali sorgerebbero infatti proprio sulle navi, dato che solo l'Australia pubblica i dati sulla mortalità nel corso di viaggi che possono durare anche diversi giorni. Gli incidenti non mancano: nel 2021 quasi 3mila bovini esportati dalla Spagna su due navi separate sono morti nell'arco di due settimane, alcuni durante il viaggio, mentre numerosi altri soppressi all'arrivo perché dichiarati “non idonei”. Si trattava del Karim Allah e dell'Elbeik, entrambi sono rimasti bloccati dopo che era stato rifiutato loro l'ingresso nei porti del Medio Oriente a causa di sospetti casi di febbre catarrale degli ovini.

Il rapporto ufficiale per l'Elbeik, visionato dal Guardian, descrive una mancanza di acqua e cibo per gli animali, con sistemi di alimentazione malfunzionanti, sovraffollamento di alcune parti della nave, violazione delle regole di massima densità e negligenza generale del benessere degli animali da parte dell'equipaggio. Il capitano ha anche confessato alle autorità spagnole che almeno 169 capi di bestiame sono stati fatti a pezzi e gettati in mare nel Mediterraneo. L'Unione europea sta lavorando da mesi ad una normativa all'avanguardia a garanzia del benessere degli animali, sia negli allevamenti che durante i trasporti.

Gli attivisti premono affinché venga introdotto un divieto totale europeo del commercio di animali vivi, sostituendolo con le esportazioni di carne congelata. Difficile però che il divieto venga sostenuto dalla Spagna, visti gli ingenti interessi economici in gioco. Per questa ragione gli animalisti chiedono in alternativa che, all'interno del nuovo quadro legislativo, sia garantita una maggiore trasparenza da parte dei protagonisti di questo business, per meglio informare i cittadini, e che sia inserita la presenza obbligatoria di un veterinario sulle navi. "Finché i cittadini non avranno informazioni su questo commercio, non ci saranno pressioni contro di esso", ha detto Guillermo Díaz, deputato nazionale del partito liberale Ciudadanos. "Se le persone sapessero come vengono allevati e trasportati questi animali, si rivolterebbero contro" ha concluso il politico.

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