Sabato, 18 Settembre 2021
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Una tassa sulle merendine da 3,5 miliardi: l'idea britannica contro l'obesità

Il governo valuta l'introduzione di una imposta su zuccheri e sali. Sul tavolo, anche la riduzione dei consumi di carne del 30% entro il 2032

La battaglia per la salute dei cittadini, e in particolare contro l'obesità infantile, è diventata una delle priorità dell'azione politica del premier Boris Johnson, soprattutto dopo essere stato contagiato dal Covid-19. E adesso, dopo la stretta sul junk food, il suo governo potrebbe mettere nel mirino merendine e snack. Sempre che decida di dare seguito al consiglio degli esperti che hanno elaborato un documento, la National Food Strategy, sotto mandato dello stesso esecutivo britannico. Tra le proposte, una tassa da 3 miliardi di sterline (circa 3,5 miliardi di euro) su prodotti ad alto contentuto di zucchero e sale.

Secondo il curatore del rapporto, il ristoratore Henry Dimbleby, si tratterebbe di una "opportunità irripetibile" per spezzare la dipendenza del Paese dal cibo spazzatura, ridurre il consumo di carne di quasi un terzo e aiutare ad affrontare il cambiamento climatico. La strategia punta il dito contro i prodotti traformati, accusati di costituire un onere insostenibile per il sistema sanitario nazionale e di provocare 64mila morti ogni anno. E propone una serie di raccomandazioni.

Le tasse

La prima riguarda la tassa su zucchero e sale venduti all'ingrosso per l'industria alimentare, ma anche per ristoranti e catering: la proposta è un prelievo di 3 sterline sullo zucchero e di 6 sterline sul sale. In questo modo, dice il rapporto, lo Stato incasserebbe circa 3 miliardi di sterline all'anno, una parte dei quali dovrebbero andare a garantire quesi pasti scolastici gratuiti che attualmente le casse pubbliche non riescono a garantire (la stima è di 1,1 milioni di bambini). Si tratta di una questione diventata molto delicata nel Regno Unito e che ha visto in prima fila anche il calciatore Marcus Rushford, che ha accusato il premier Johnson di non tutelare i diritti dei bambini più poveri.

L'idea della tassa non è certo nuova, e ha già da tempo provocato proteste da parte dell'industria alimentare, secondo cui le imposte graverebbero proprio sulle famiglie più povere. A proposito di questa tesi, il Guardian sottolinea che le tasse proposte provocherebbero un aumento "di 1 centesimo su un sacchetto di patatine e di 7 centesimi su una barretta Mars". Mentre Dimbleby ritiene che "la tassa incoraggerebbe i produttori a ridurre i livelli di sale e zucchero", senza quindi dover attuare aumenti dei prezzi.

I danni all'ambiente

Ma il rapporto non si limita a questa raccomandazione. La strategia sottolinea anche i danni causati dal settore agroalimentare alla natura e al clima. "Le nostre abitudini alimentari stanno distruggendo l'ambiente e questo a sua volta minaccia la nostra sicurezza alimentare", si legge. "Il prossimo grande shock per il nostro approvvigionamento alimentare sarà quasi certamente causato dai cambiamenti climatici, sotto forma di eventi meteorologici estremi e catastrofici raccolti". Cosa fare dunque? Tra le proposte c'è quella di ridurre di un terzo il consumo di carne e di alimenti ultralavorati, sostituendo tale quota con frutta e verdura. Il tutto entro il 2032.

Frutta e verdura al posto delle medicine

La strategia sottolinea il peso dei consumi di carne su clima e ambiente, ma non propone una tassa in merito, che per i britannici è molto più impopolare di quelle su zucchero e sale, tanto che lo stesso rapporto la definisce "politicamente impossibile". Semmai, il rapporto propone una sorta di moral suasion, ossia la promozione di prodotti vegetariani, come le salsicce vegane. Ci sono poi una serie di proposte che mirano a diffondere una cultura culinaria più sana e iniziative per sostenere diete corrette nelle comunità svantaggiate, inclusa la sperimentazione di uno schema per consentire ai medici di base di prescrivere frutta e verdura a pazienti con disturbi alimentari o che soffrono degli effetti di una cattiva alimentazione.

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