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Giovedì, 26 Maggio 2022
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Parigi chiede all'Ue la linea dura sui pesticidi e l'avvertimento dell'Oms sui prodotti vegan

La newsletter con le notizie e gli approfondimenti dei giornalisti di AgriFoodToday. Dai campi ai tavoli dell'Unione europea

Ambiente

STRETTA SULL'IMPORT DI PRODOTTI CON TROPPI PESTICIDI, PARIGI SPINGE L'UE VERSO LA LINEA DURA - Il presidente Emmanuel Macron vuole utilizzare il suo periodo alla guida dei Ventisette per fare in modo che gli obiettivi ambientali delineati dal Green Deal e dalla strategia Farm to fork, non finiscano per indebolire la produzione auropea a discapito di quella dei Paesi terzi, che grazie a regole meno stringenti, può produrre a prezzi più accessibili. A condurre questa battaglia è Julien Denormandie, il ministro francese dell'Agricoltura, che ha proposto di collegare la prossima revisione della direttiva sull'uso sostenibile dei pesticidi (Sud) alla legislazione (al momento completamente separata) sui limiti massimi di residui, cioè le tracce che i pesticidi lasciano nei prodotti trattati e che non devono superare determinate soglie di tolleranza. Come presidente del Consiglio agricolo, il ministro francese supervisionerà la nuova Sud, prevista per marzo, che dalla sua adozione nel 2009 ha trovato scarsa applicazione in molti Stati membri. Nel valutare le richieste di poter importare alcuni pesticidi al bando nell'Ue, l'impegno della Commissione è di prendere in considerazione gli aspetti ambientali, rispettando al tempo stesso gli obblighi dell'Organizzazione mondiale del commercio. Un compromesso non semplice da gestire. I colleghi europei e la Commissione stessa sembra siano stati spiazzati dalla proposta di Denormandie, che però aveva già chiarito la posizione della Francia affermando: “Dobbiamo fare in modo che gli standard di produzione europei siano applicati alle importazioni attraverso misure speculari e non farci imporre quelli di altri”. Per saperne di più

Salute

L'OMS METTE IN GUARDIA DAI SURROGATI VEGETALI DELLE CARNI E DEI LATTICINI - I surrogati della carne e del latte non sarebbero salutari, né farebbero bene all'ambiente. Queste le conclusioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, che ha appena pubblicato studio sull'impatto delle diete basate su questi sostituti vegetali. Pur sottolineando che le diete basate su frutta e verdura, con un minor apporto di grassi saturi e di zuccheri hanno sicuramente un impatto positivo sul benessere delle persone, l'Oms solleva dubbi sull'efficacia positiva dei sostituti vegetali, che sono a tutti gli effetti degli alimenti ultra-trasformati. Questo significa che hanno un'elevata densità energetica, un alto contenuto di sodio, grassi saturi e zuccheri semplici, e allo stesso tempo risultano poveri di fibre, di vitamine e di minerali essenziali. Pur essendo commercializzati come “analoghi della carne” o “succedanei del latte”, il loro valore nutritivo non coincide con quello dei cibi animali naturali che pretendono di sostituire, si legge nello studio. La ricerca ha dimostrato che il consumo frequente di questi alimenti ultra-trasformati può avere impatti negativi sulla salute. Per saperne di più

La storia

COME UN PASTIFICIO FONDE GRANI ANTICHI E SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE PER COMBATTERE LA SICCITÀ IN SICILIA - Creare una filiera corta che investe nella qualità del grano e della pasta. Alberto Agosta è determinato nel suo obiettivo e lo persegue dal 2010, quando è riuscito ad ottenere un finanziamento dell'Unione europea, grazie al quale ha creato Feudo Mondello. In questo pastificio nel Belice, nella Sicilia occidentale tra Trapani ed Agrigento, Alberto trasforma in pasta il grano prodotto dai campi di famiglia. I risultati stanno arrivando, come il premio del Gambero Rosso “Top Italian Food” assegnato allo Spaghetto di grano duro, e il riconoscimento come “Miglior pastificio artigianale” della Sicilia, attribuito dal magazine Cronache di Gusto. Sia nella fase di coltivazione che di trasformazione, Alberto è attento alla sostenibilità ambientale. “Molto prima che la nuova Politica agricola comune decidesse di obbligare gli agricoltori a variare le colture, le rotazioni erano parte integrante di questi campi”, sottolinea l'agronomo. “Al grano alterniamo coltivazioni di leguminose come la sulla, i ceci, la veccia e le fave. Sono essenziali per migliorare la qualità del grano, perché la buona pasta la fai sul campo”. Altro fronte di battaglia riguarda i pesticidi. “Non siamo ancora riusciti ad eliminarli del tutto, perché nel seminativo è troppo complesso, ma utilizziamo un macchinario con una barra a bassa pressione, che riduce del 20-30% la sostanza attiva di fitofarmaci”. Per saperne di più

Filiera

PERCHÉ LA POSSIBILE INVASIONE RUSSA DELL'UCRAINA SPAVENTA I BIG DEL FOOD ITALIANO - Il mercato dei cereali potrebbe essere travolto dalle tensioni tra Mosca e Kiev? Una eventuale invasione russa dell'Ucraina  rischia di scatenare un effetto domino sull'agroalimentare italiano ed europeo. Non è un caso che Barilla e il gruppo Cremonini, leader nel settore delle carni e dei salumi, abbiano partecipato alla videoconferenza tra Putin e alcune delle maggiori aziende nostrane. L'incontro era fissato da tempo dalla Camera di commercio italo-russa, ma la tempistica ha voluto che cadesse a ridosso di una crisi diplomatica, creando anche un certo imbarazzo all'Italia vista la delicatezza del momento. Nel 2020, il Russian Direct Investment Fund (Rdif), il fondo sovrano russo, annunciava che avrebbe investito oltre 100 milioni di euro con il gruppo italiano Barilla, per espandere il business dell'azienda nel Paese delle matrioske. Gli obiettivi di crescita dell'impresa italiana sono insomma legati a doppio filo con la Federazione governata da Putin. Oltre ai consumi interni, va considerato anche che la Federazione Russa e l’Ucraina sono tra i principali esportatori di cereali a livello mondiale. Solo nel 2021, Mosca ha venduto all'estero oltre 47 milioni di tonnellate di cereali. “Le crescenti e preoccupanti tensioni tra Federazione Russa e Ucraina possono destabilizzare il mercato internazionale dei cereali” dichiara Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, “ma l’Unione europea sarebbe al riparo grazie all’abbondanza della produzione interna”. La produzione di cereali nell'Ue, secondo le stime della Commissione, dovrebbe attestarsi sui 290 milioni di tonnellate nella campagna di commercializzazione 2021-2022. Un quantitativo reputato sufficiente a coprire il fabbisogno interno e ad alimentare un importante flusso di vendite fuori dall’Unione. Per saperne di più

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