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Mercoledì, 30 Novembre 2022
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L'Ue chiede agli agricoltori di assorbire carbonio nei terreni. E a noi di mangiare più alghe

La newsletter con le notizie e gli approfondimenti dei giornalisti di AgriFoodToday. Dai campi ai tavoli dell'Unione europea

Ambiente

L'UE CHIEDE AGLI AGRICOLTORI DI DIVENTARE "SOLDATI DEL CLIMA", LA LORO ARMA I 'CREDITI DI CARBONIO' - Gli agricoltori europei sono stati assoldati come “soldati del clima”, secondo la definizione proposta da Julien Denormandie, ministro dell'Agricoltura in Francia, Paese che detiene il semestre di presidenza dell'Ue, nel corso di una riunione informale con i suoi omologhi europei a Strasburgo. Alle aziende del settore spetterebbe il compito di sequestrare emissioni di carbonio nel suolo, partecipando ad un mercato basato sui crediti, finanziato sia a livello pubblico che privato. L'obiettivo finale è quello della neutralità carbonio, che il Green Deal (il piano verde dell'Unione europea) prevede di raggiungere nel 2050. Per raggiungere lo scopo gli Stati membri puntano da un lato sulla riduzione in sé delle emissioni di gas serra, dall'altro sull'aumento dei pozzi che permettono il sequestro di carbonio, per compensare le emissioni che non possono essere evitate. A dicembre scorso la Commissione ha proposto lo sviluppo di un nuovo modello economico verde, basato su un'agricoltura a bassa emissione di carbonio, azoto e metano. Per farlo è prevista la creazione di un quadro di certificazione incentrato sul sequestro del carbonio. Fondamentale è l'aumento dello stoccaggio nel suolo, attraverso pratiche agricole appropriate, come la gestione del bestiame e delle loro emissioni, la fertilizzazione azotata dei terreni, la creazione di siepi, la conservazione di praterie permanenti e di zone umide. In Italia, l'iniziativa è stata salutata positivamente da Confagricoltura: “Occorre però puntare sulle imprese professionali che sono in grado di investire sulle innovazioni tecnologiche”, ha precisato il presidente Massimiliano Giansanti. Scetticismo invece da parte del ramo europeo di Via Campesina, associazione che riunisce i piccoli produttori agricoli. I sussidi per le pratiche basate sul carbonio non rappresenterebbero un reddito stabile, ma renderebbero ancora più difficile il recupero di risorse che coprano i costi di produzione. Temono una concentrazione ancora maggiore del potere nelle mani di pochi giganti dell'agroindustria, i soli in grado di gestire un sistema del genere. Per saperne di più

Attualità

PIÙ ALGHE NEI PIATTI DEGLI EUROPEI - Sviluppare un'industria europea delle alghe e promuoverne il consumo e l'utilizzo, sia da parte dei privati e che delle imprese. Con questi obiettivi, la Commissione europea ha appena lanciato una piattaforma europea, chiamata EU4Algae, in collaborazione con l'Agenzia esecutiva europea per il clima, le infrastrutture e l'ambiente (Cinea) e un consorzio di consulenti sulla sostenibilità, con il sostegno di organizzazioni impegnate nella produzione di questi organismi acquatici. Le alghe sono prodotte e consumate in tutto il mondo da secoli e sono apprezzate soprattutto nella cucina asiatica sia per l'alto valore nutrizionale che per il loro sapore caratteristico, che donano ai piatti un gusto particolare, il cosiddetto “umami”. Al di fuori dell'ambito culinario, le alghe sono diventate anche una materia prima interessante, utilizzate per applicazioni industriali sostenibili, come la plastica biodegradabile. La loro produzione, sottolinea la Commissione, aiuta a migliorare la salute degli oceani riducendo l'anidride carbonica, il fosforo e l'azoto negli ecosistemi marini. Nonostante queste caratteristiche benefiche, l'Europa si sta impegnando a rilento nella produzione e nel consumo di alghe. L'esecutivo europeo ha pensato di accelerare il processo tramite questa piattaforma, destinata a favorire la collaborazione tra le parti europee interessate allo sviluppo di questo mercato, compresi i coltivatori di alghe, i produttori, i venditori, i consumatori, gli sviluppatori di tecnologie, nonché le organizzazioni di sostegno alle imprese, così come gli investitori. Per saperne di più

Filiera

IL 'LATTE' DI PATATE PROVA A SCALZARE QUELLO DI SOIA, AVENA E RISO - Arriva negli scaffali del Regno Unito un nuovo prodotto che punta a trovare un posto in un mercato in piena espansione, quello delle bevande a base vegetale. In origine fu la soia, poi il riso, la mandorla, il farro e infine l'avena. Adesso nell'arena del latte vegetale c'è un nuovo contendente: la patata, che arriva in Uk tramite il marchio svedese Dug. L’intera gamma è priva di lattosio, soia, glutine e frutta a guscio, il che lo distingue da altri tipi di latte vegano sul mercato. Anche se il latte vaccino detiene ancora la fetta più grande di mercato, calcolata in oltre 3 miliardi di sterline, nel Regno Unito le vendite di alternative vegetali sono in piena espansione, con un valore complessivo di circa 400 milioni di sterline all'anno (all'incirca 470 milioni di euro), dato che i britannici stanno progressivamente riducendo il consumo di prodotti animali. Il latte di patate del marchio svedese vanta un'impronta carbone molto bassa. Inoltre, la produzione consumerebbe moltameno terra, dato che richiede la metà della quantità necessaria per coltivare l’avena. Altro vantaggio riguarda il consumo di acqua, dato che il marchio svedese ne utilizza 56 volte meno rispetto al latte di mandorle. Negli ultimi anni a riscuotere il maggior successo nel settore era stato il latte d'avena, in particolare quello del marchio rivale svedese Oatly, seguito da mandorla, soia e cocco. Per saperne di più

Salute

PER RIDURRE QUELLI CHIMICI, L'UE PUNTA SUI PESTICIDI BIOLOGICI. UCCIDONO I PARASSITI USANDO BATTERI E VIRUS - Nel lavoro per ridurre pesticidi chimici, l'Ue sta provando a fare un altro passo importante per garantire l'accesso a quelli biologici da utilizzare nei campi in tutti gli Stati membri. Questi ultimi hanno approvato nuove regole per facilitare l'approvazione dei microrganismi da usare come sostanze attive di questi prodotti fitosanitari. I pesticidi naturali costituiscono un'alternativa fondamentale a quelli chimici, che l'Ue prevede di dimezzare entro il 2030, per garantire comunque la sicurezza dei raccolti ed evitare perdite per i coltivatori. Questi prodotti alternativi si basano sul lavoro di batteri, funghi e protozoi. Questi microrganismi, naturalmente presenti nell'ambiente, sono stati usati in tutto il mondo (anche nell'Ue) per decenni nel controllo dei parassiti e delle malattie delle piante. Dato che sono altamente specifici e visto che attaccano un gruppo ristretto di parassiti delle piante, di norma non possono infettare gli esseri umani o altri organismi che vengono a contatto con loro e quindi non sono pericolosi. Attualmente più di 60 microrganismi sono già approvati nell'Ue dopo che una valutazione scientifica del rischio ha confermato che il loro uso nei prodotti fitosanitari è sicuro. Con queste regole si prova adesso a facilitare la procedura di valutazione di altri prodotti. L'uso di queste alternative gioca un ruolo chiave nella promozione dell'agricoltura biologica, dato che i coltivatori sono autorizzati ad usarli come agenti di controllo, mentre vige un divieto di usare prodotti chimici. Per saperne di più

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