Italia-Cina, Cia: bene cooperazione ma per l'export serve strategia europea

Il presidente della Confederazione italiana agricoltori Scannavino: non possiamo trattare da soli con i colossi

Xi Jinping e il premier Giuseppe Conte - foto palazzo Chigi

È importante che Italia e Cina, dopo la visita del presidente Xi Jinping sviluppino strategie cooperative nel settore agroalimentare, ma per sostenere l'export serve una strategia comune europea. Lo sostiene la Cia-Agricoltori Italiani, in una lettera del suo presidente, Dino Scanavino, pubblicata da Il Sole 24 Ore.

Lo scorso anno, ricorda Scannavino, "tra dare e avere, l'interscambio commerciale agroalimentare tra Italia e Cina, si è chiuso a favore di Pechino per una valore di 154,5 milioni di euro. Nonostante la posizione di deficit del nostro Paese, dal 2010 ad oggi, le esportazioni Made in Italy sono aumentate del 129%, quintuplicando l'incremento delle importazioni nello stesso periodo. Tale ultima valutazione, unita al crescente apprezzamento da parte dei consumatori del sol levante nei confronti di prodotti simbolo del Made in Italy, come il vino, lasciano intendere quanto strategico sia il mercato cinese per le nostre produzioni".

"Siamo molto fiduciosi anche per le parole del ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Gian Marco Centinaio, che ha confermato - dopo il recente viaggio in Oriente - l'impegno bilaterale per uno sviluppo degli scambi sino-italiani nel settore agricolo, che possono aprire orizzonti illimitati", scrive ancora Scannavino. Tuttavia, osserva, "le partite non vanno giocate da soli, ma in Europa". "I trattati bilaterali sono la dimostrazione che i paesi europei traggono la loro forza nello stare insieme: l'Italia non può negoziare da sola con colossi come Cina e gli Stati Uniti".

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"In un mercato si è più tutelati solo in presenza di regole - conclude - altrimenti queste vengono stabilite dal più forte e i piccoli sono costretti a subirle".

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