L'Ue aiuta i migranti a tornare in Burkina Faso e a diventare allevatori

Grazie a un progetto dell'Oim finanziato da Bruxelles gli vengono assegnati montoni, pecore, mucche e asini e gli viene fatto un corso per imparare ad allevare il bestiame

Erano scappati dalla povertà del loro Paese ma l'Unione europea li ha aiutati a ritornare e ad avviare una loro attività economica. Circa 100 migranti fuggiti dal centro-sud del Burkina Faso, una delle principali regioni del Paese da cui partono i migranti, sono tornati, nel 2018, dalla Libia e dall'Algeria grazie ad un progetto dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), finanziato dall'Unione europea, che ha dato loro la possibilità di diventare allevatori di bestiame. L'obiettivo è quello di aiutare le popolazioni costrette a fuggire dalla loro terra a potervi tornare e a reintegrarsi nel Paese d'origine.

Il progetto prevede la fornitura di 500 montoni, pecore, mucche e asini ai cento migranti. Oltre questi aiuti in natura i futuri allevatori hanno seguito dei corsi in gestione d'impresa e tecniche di allevamento. ''La formazione mi ha premesso di apprendere - ha dichiarato uno dei futuri allevatori - le tecniche di ingrassamento del bestiame e vedere che se si seguono le tecniche che ci sono state insegnate tutto procede''. Un altro migrante tornato in Patria nel 2017 ha raccontato che per fuggire in Libia aveva venduto tutto ciò che possedeva.

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''Con il sostegno dell'Oim che ha comprato per me mucche e materiale per l'allevamento - ha raccontato - ho potuto riprendere il mio lavoro. Io amo l'allevamento del bestiame perché è questo che mi aiuterà a costruirmi una casa''. Nel 2018 sono stati 1.249 i migranti del Burkina Faso che hanno ottenuto un aiuto nel quadro dell'iniziativa congiunta Oim-Ue che mira a governare le migrazioni e a incoraggiare il ritorno volontario assistito e la reintegrazione durevole dei migranti di ritorno.

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