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Domenica, 29 Maggio 2022
Salute

Con pandemia adolescenti italiani più attenti alla salute dei cibi e alle tradizioni

Lo afferma una ricerca del Crea su abitudini alimentari degli studenti. Il 25% non fa colazione, ma 2 adolescenti su 3 decidono di mangiare cibi con meno zuccheri e grassi

La pandemia ha modificato l’atteggiamento nei confronti del cibo degli adolescenti che frequentano le scuole superiori. Per certi aspetti in negativo, per diversi altri in positivo. Se alcuni vivono l'alimentazione ancor più come un disagio, sempre più giovani studenti si dimostrano attenti alla sicurezza degli alimenti, aderendo spesso alla dieta mediterranea e preferendo in molti casi i prodotti italiani e le eccellenze del territorio. Questi i risultati che emergono da “Food Mood”, uno studio realizzato dall’Università Cattolica di Piacenza insieme al Crea (Consorzio per la ricerca in agricoltura) e l' Associazione nazionale bonifiche irrigazioni miglioramenti fondiari (Anbi) Emilia Romagna e il Consorzio di bonifica di Piacenza. “Il progetto Food Mood ... è caratterizzato da un contrasto tra luci e ombre, nel quale però le prime sembrano fortunatamente prevalere sulle seconde”, ha commentato il professor Edoardo Fornari che ha coordinato lo studio.

Le ombre: vivono cibo come disagio e saltano la colazione

La ricerca ha coinvolto 482 studenti tra il 14 e i 19 anni, di cui il 65% sono ragazze. La gran parte (70%) frequenta il liceo, il restante si divide tra istituti tecnici e professionali. Oltre la metà delle ragazze e dei ragazzi intervistati (il 54%) ha dichiarato di aver cambiato le proprie abitudini alimentari da quando il virus Covid-19 ha fatto irruzione nelle loro vite. Tra i mutamenti peggiorativi emerge innanzitutto che il 15% degli intervistati vive l’alimentazione come un problema, con un'esasperazione determinata dall’emergenza pandemica. Su questo ha influito l'aumento consistente del tempo in solitudine, dedicato soprattutto all’uso di stumenti digitali, come pc e smartphone. Queste condizioni hanno impattato negativamente le sfere della socialità, inclusa quella della condivisione del cibo come momento di gratificazione e di evasione. Tra gli aspetti negativi c'è anche il consolidarsi della cattiva abitudine di non fare colazione, che si stava già affermando nell’era pre-pandemica. Questo comportamento riguarda ormai circa un quarto degli studenti e studentesse di scuola superiore, incapaci di riconoscere a questo momento l'importanza che merita.

Le luci: mangiano in famiglia e sono più attenti alla salute dei cibi

Se alcuni si sono chiusi in sé stessi, sottraendosi anche ai pasti in compagnia, per altri invece il maggior tempo trascorso a casa, determinato dal ricorso a strumenti come lo smart working per i genitori e la didattica a distanza per gli studenti, si è tradotto nel recupero dell'abitudine di mangiare in famiglia. Nel 96% dei casi pranzi e cene hanno ripreso ad essere consumati in compagnia di mamma, papà, fratelli e sorelle. Un altro aspetto positivo indotto dall’emergenza Covid-19 è stato quello di una maggiore attenzione, rispetto al passato, alla sicurezza dei prodotti. Questa richiesta crescente deriva da un bisogno di rassicurazione da parte dei giovani rispetto ad alimenti e bevande. A questo si associa una diffusa propensione al “salutismo” alimentare. Significa che 2 adolescenti su 3 hanno iniziato a scegliere cibi con meno grassi, zuccheri e sale. In alcuni casi (23,2%) hanno ridotto la quantità complessiva di cibo consumato. Ad amplificare gli effetti positivi di queste nuove abitudini c'è una buona predisposizione a svolgere attività fisica, che nel 78% dei casi viene effettuata almeno una volta a settimana. Altri due fattori interessanti sono evidenziati dallo studio.

In primo luogo c’è una crescente aderenza di ragazze e ragazzi ai principi-guida della cosiddetta “dieta mediterranea”. Inoltre, si è affermata negli ultimi mesi una riscoperta dei prodotti tipici del territorio. Tra le eccellenze Dop e Igp scelte dai giovani, alcuni sono diffusi a livello nazionale, come Parmigiano reggiano e prosciutto di Parma, altri sono più caratteristici della zona dello studio, come la coppa piacentina e la piadina romagnola. La maggioranza (tra il 72 e il 93% degli intervistati) conosce questi prodotti della tradizione, associando loro una superiorità qualitativa rispetto alle alternative “convenzionali” disponibili sul mercato. In generale, circa il 30% cerca prodotti caratterizzati da italianità, mentre il 27% è attento alla sostenibilità ambientale degli alimenti. Solo il 22% preferisce cibi bio. Resta da capire se questi cambiamenti sono destinati a consolidarsi o ad azzerarsi nel futuro prossimo. Per questo motivo il progetto “Food Mood” porterà avanti, nei prossimi due anni, ulteriori analisi e approfondimenti sul tema, proseguendo la collaborazione con le scuole superiori dell’Emilia-Romagna.

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