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Domenica, 5 Febbraio 2023
La decisione

L'app che avverte sui prosciutti "cangerogeni" vince la battaglia contro i big dei salumi

Sconfitta per l'industria della carne. Una sentenza in Francia ha dato ragione al sito Yuka che evidenzia la natura cancerogena dei nitriti, additivi ampiamente utilizzati nei prosciutti

Brutta batosta per l'industria dei salumi. Il colpo arriva dalla sentenza di un tribunale francese, che ha riconosciuto il diritto di un'applicazione ad informare i cittadini sui rischi per la salute connessi ai conservanti ampiamente utilizzati nei prosciutti e in altri affettati. La vicenda apre nuovi scenari sul rapporto tra industria alimentare e diritti dei consumatori.

Valutazioni negative

L'applicazione Yuka, di cui esiste anche una versione italiana, si occupa di valutare prodotti alimentari e cosmetici. Fornisce anche una scheda di valutazione in cui spiega le motivazioni del voto e offre la possibilità di "scoprire" prodotti alternativi che godono di una migliore valutazione. Il sito vanta la sua totale indipendenza dalle aziende produttrice, basando i suoi introiti esclusivamente sugli utenti, che pagando possono accedere ad una versione "premium". Tra i prodotti recensiti anche i prosciutti di Abc Industrie, un'azienda dalla Provenza che conta un giro d'affari da 52 milioni di euro. La valutazione negativa di 9/100 dei suoi salumi ha suscitato le ire del produttore, che ha deciso di fare causa all'applicazione. Tra gli elementi contestati c'è la dicitura "Non mangiare" apposta vicino ai salumi, derivante dalla presenza di nitriti e nitrati, cioè gli additivi che prolungano la durata di conservazione dei salumi e che, tra l'altro, conferiscono al prosciutto il suo colore rosa.

Conservanti cancerogeni

Da diversi anni varie pubblicazioni scientifiche evidenziano la natura genotossica e cancerogena dei nitrocomposti, che si formano nel tratto digestivo quando si consumano i nitriti e nitrati. Questa scoperta ha indotto numerosi medici, nonché associazioni di pazienti e consumatori, a chiedere la messa al bando di questi composti. La stessa Yuka, in collaborazione con la Lega contro il cancro e l'associazione Foodwatch, ha lanciato una petizione che chiede il divieto dei nitriti, messa in evidenza tramite un link sull'applicazione. Anche questo elemento è stato contestato dall'azienda Abc Industrie dinanzi ai giudici, recriminando danni economici ingenti derivanti dalla circostanza che l'app vanta ben 18 milioni di utenti in Francia.

Prima vittoria

Dopo essere stata condannata tre volte in primo grado nel 2021 per "atti di denigrazione" o "pratiche commerciali sleali e ingannevoli" nei confronti di rappresentanti dell'industria della carne, Yuka è riuscita stavolta a cantar vittoria dopo la decisione di un tribunale. La Corte d'Appello di Aix-en-Provence, con una sentenza pubblicata l'8 dicembre, ha riconosciuto che la scarsa valutazione data ai prosciutti sia supportata da "criteri perfettamente spiegati al consumatore nella domanda", ricordando inoltre che l'attività di Yuka mira a informare i consumatori e ad aiutarli nelle loro scelte. "Diffondendo le informazioni così come appaiono nella sua domanda, Yuka non ha oltrepassato la libertà di espressione che le è concessa dalla legge", ha osservato il tribunale. Ha ritenuto anche che l'applicazione avesse il diritto di rinviare i consumatori alla pagina della petizione.

Parere decisivo

La decisione ha ribaltato una precedente sentenza del settembre 2021, che aveva dato invece ragione in primo grado all'azienda provenzale. "Questa decisione pone fine al tentativo di imbavagliare Yuka e di imbavagliare le informazioni sui rischi associati ai nitriti aggiunti", ha dichiarato Julie Chapon, cofondatrice di Yuka, aggiungendo: "Siamo sollevati dal fatto che i giudici abbiano anteposto la salute dei consumatori agli interessi finanziari dell'industria". Lo spartiacque tra la sentenza di primo grado e questa di appello è stata la pubblicazione di un parere dell'Agenzia nazionale francese per la sicurezza alimentare, ambientale e occupazionale (Anses), che ha confermato il legame tra l'esposizione ai nitriti e il rischio di cancro al colon-retto. Proprio a questo parere i giudici della Corte d'appello hanno fatto riferimento in diverse occasioni. Il legame tra carni lavorate e effetti "cancerogeni provati" in realtà era già stato individuto dalla nel 2015 dall'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Airc).

Intervento politico

Nonostante non abbia stabilito un divieto vero e proprio di questi additivi, l'Anses aveva raccomandato "misure proattive" per ridurre "il più possibile" il loro uso negli alimenti. La battaglia intrapresa dalle tre organizzazioni non si arresta qui. L'obiettivo è quello di ottenere un nuovo verdetto, stavolta di natura politica. A seguito del rapporto Anses, il governo francese si è impegnato a proporre misure entro la fine dell'autunno, ma la portata della decisione potrebbe valicare i confini dell'Esagono. "Alla luce dei rischi per la salute, il principio di precauzione impone il divieto di questi additivi, prima in Francia e poi in Europa", ha evidenziato Karine Jacquemart, direttrice esecutive di Foodwatch.

Richiesta di divieto totale

Secondo l'organizzazione, i produttori possono tranquillamente rinunciare a questi pericolosi conservanti, dato che coloro che hanno scelto di farlo lo esibiscono sia sugli scaffali dei supermercati che nelle pubblicità, riuscendo a vendere i loro salumi anche ad un prezzo più alto. "Questo mercato a due livelli è inaccettabile. Un divieto sugli additivi a base di nitriti porrebbe fine a questa situazione una volta per tutte", ha insistito Jacquemart, co-autrice di diverse pubblicazioni e articoli di denuncia. La richiesta delle organizzazioni non si limita ad una semplice riduzione delle dose di nitriti, ma punta alla loro totale eliminazione. "Una semplice riduzione delle dosi di questi additivi negli alimenti su base volontaria da parte delle aziende, idea difesa da alcuni, non è affatto una soluzione accettabile per la protezione della salute pubblica, in particolare per le popolazioni più vulnerabili", ha sottolineato Daniel Nizri, medico e presidente della Lega contro il cancro. "Stiamo parlando di migliaia di tumori prevenibili, a patto di non essere più esposti a questi additivi nell'industria della carne e alle loro conseguenze", ha concluso l'oncologo.

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