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Giovedì, 26 Maggio 2022
Salute

“Bambini europei sempre più sovrappeso. L'Ue dica basta alle pubblicità di cibi malsani”

L'Organizzazione europea dei consumatori chiede regole più rigide su fasce orarie in Tv e marketing online. Pericolosi i genitori-influencer

Dalla mattina alla sera i bambini sono bersagliati da massicce campagne pubblicitarie di cibo spazzatura. Che si tratti di una sfida di ballo per bevande gasate su Instagram, di patatine fritte infilate in un videogioco o di un'attraente pubblicità di fast-food vicino a un parco giochi, è semplicemente impossibile per i bambini ignorare gli annunci che spingono cibi che dovrebbero mangiare solo occasionalmente. “L'onnipresenza di tali annunci persuasivi fa sembrare normale bere soda come si berrebbe acqua o fare uno spuntino con un pacchetto di patatine invece che con una mela”, dichiara in una nota l'Organizzazione europea dei consumatori (Beuc). Insieme con altre organizzazioni sociali e sanitarie, la Beuc chiede all'Ue di adottare una regolamentazione forte per proteggerli dalla commercializzazione di alimenti poveri dal punto di vista nutrizionale.

Un bambino su tre è obeso

L'appello è stato lanciato la scorsa settimana in occasione della Giornata mondiale dell'obesità, una condizione che ha un impatto negativo sulla qualità e l'aspettativa di vita delle persone e con l'aumento dell'incidenza delle malattie non trasmissibili legate alla dieta. I costi sociali e quelli economici che ne derivano sono altissimi. Oggi l'obesità e il sovrappeso colpiscono un bambino su tre in Europa. La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ha riconosciuto la forte influenza che il marketing esercita sui comportamenti alimentari dei bambini. Nonostante da oltre 15 anni l'Ue abbia riconosciuto la commercializzazione di alimenti malsani come una delle principali preoccupazioni per la salute pubblica, i risultati attesi non sono arrivati. Nel 2007 è stata adottata la direttiva sui servizi di media audiovisivi (modificata nel 2018), che avrebbe dovuto essere attuata in tutti gli Stati membri entro il 19 settembre 2020. Più di recente, l'Ue ha anche riconosciuto che la commercializzazione di alimenti malsani ha implicazioni significative per i diritti dei bambini. Nel settembre 2021, però, un report dell'Organizzazione europea dei consumatori dimostrava il fallimento dell'impegno delle aziende alimentari a commercializzare i loro prodotti in modo responsabile.

Fallimento dell'autoregolamentazione

L'esposizione dei bambini resta enorme, a causa di spettacoli televisivi popolari zeppi di pubblicità, tattiche di marketing aggressive sui social network e aziende che comunque la fanno franca, grazie ad un sistema sanzionatorio oscuro e complesso. Nessuna autentica protezione dunque per i bambini europei. L'autoregolamentazione dell'industria del marketing alimentare rivolto all'infanzia non funziona, per questa ragione i gruppi di consumatori chiedono all'Ue norme vincolanti. Al momento, la strategia europea per i diritti dei bambini è considerata “deludente”, perché non si basa su veri e propri obblighi ma su condotte di tipo volontario. In alternativa, le organizzazioni promotrici dell'appello propongono un diverso modello di direttiva, redatto da esperti accademici di diritto comunitario e di marketing alimentare. La normativa richiederebbe di:

1. porre fine alla commercializzazione di cibi malsani tra le 6 del mattino e le 11 di sera sui media;

2. vietare la commercializzazione di cibi malsani sui media digitali;

3. eliminare la sponsorizzazione da parte dei marchi alimentari di eventi con effetti transfrontalieri, a meno che i marchi non siano in grado di dimostrare che tale sponsorizzazione non è associata a cibi malsani;

4. porre fine all'uso di tecniche di marketing che fanno appello ai bambini per la promozione di cibo malsano, in particolare sulle confezioni degli alimenti;

5. definire un bambino come qualsiasi persona di età inferiore ai 18 anni;

6. definire gli alimenti malsani usando il modello di profilo nutrizionale dell'OMS Europa che è ampiamente accettato in Europa come obiettivo, indipendente dagli interessi dell'industria e adatto allo scopo.

La Beuc ricorda che non l'esposizione non avviene solo tramite le trasmissioni televisive. Le aziende alimentari ricorrono in fatti a una serie crescente di tecniche efficaci nel mondo digitale, come ad esempio la sponsorizzazione di concorsi online e soprattutto i post e le stories di influencer-genitori che lodano prodotti di ogni tipo, esponendo peraltro i loro stessi figli in modo pericoloso sui social media. Anche l'ambiente offline è ampiamente sfruttato dalle aziende alimentari per colpire i giovani, ad esempio tramite annunci nelle vicinanze di luoghi destinati all'infanzia, sponsorizzazioni sportive o prodotti posti alla portata dei bambini nei supermercati.

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