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Giovedì, 26 Maggio 2022
Salute

Il rischio bollino nero per l'alcool fa infuriare l'Italia, che si scaglia contro il Nutriscore 'rafforzato'

Gli esperti propongono una nuova etichetta per segnalare ai consumatori pericoli di rischio cancro. La proposta non fa distinzioni in base a tipologie e quantità e i produttori temono un crollo dei consumi

Prodotti alcolici bollati con una “F” nera all'interno dell'etichetta Nutriscore. Questa la proposta di alcuni esperti che ha scatenato una bufera in Italia, con le proteste dei vertici del ministero delle politiche agricole e delle principali categorie produttive di vino. La linea dura degli ideatori del sistema di etichettatura nato in Francia e utilizzato già in otto Paesi, risale in realtà al 2018. Il bollino nero andrebbe ad integrare e a rafforzare il sistema a semaforo attuale, che è pensato per evidenziare le qualità nutrizionali dei cibi attraverso dei codici, che utilizzano lettere e colori. Dalla A verde per i prodotti più salutari al rosso della E per gli alimenti ritenuti meno salubri a causa di un contenuto eccessivo di zuccheri e grassi. Ora, se passasse la nuova proposta, la F nera in coda segnalerebbe senza appello che ci si trova di fronte a un prodotto tra i più nocivi, quasi alla stregua dele sigarette.

Secondo Confagricoltura, l'etichetta da attribuire agli alcolici dimostra ancora una volta una contrapposizione insanabile tra Nutriscore e dieta mediterranea. “Il limite più evidente del sistema Nutriscore è quello di classificare gli alimenti sulla base di un algoritmo che ignora completamente le quantità che sono normalmente consumate”, ha ricordato Massimiliano Giansanti, presidente della confederazione, sottolineando: “Nel caso specifico dei vini non si fa alcun riferimento alla differenza che passa tra abuso e consumo moderato”. Secondo l'Organizzazione Internazionale della Vite e del Vino (Oiv), l'Italia è il primo produttore mondiale di vino davanti a Spagna e Francia. Le esportazioni di vini dello Stivale potrebbero subire un duro colpo da un mix letale tra il bollino nero e i temuti tagli alla promozione di prodotti considerati “non salutari” come carne (inclusi salumi) e vino, reputati tra le principali cause di morte legate al cancro. La proposta non andrebbe a differenziare in base alla gradazione alcolica, per cui il bollino nero sarebbe applicato in modo indifferente, che si tratti di birra, vino o liquore. Verrebbe meno così la distinzione tra uso e abuso di alcolici. In questi giorni, il ministro dell'agricoltura Stefano Patuanelli ha incontrato il suo omologo sloveno Josze Podgorsek per chiedergli di sostenere l'Italia, nella battaglia affinché il Nutri-Score non diventi uno standard europeo.

Chi è l'ideatore del bollino nero

Su molti media, il dibattito si è trasformato in una sorta di questione nazionalista, con l'Italia in contrapposizione alla Francia. "Vorrei sapere cosa pensa Macron dell'ultima proposta avanzata dagli ideatori del Nutri-Score, che ora suggeriscono di mettere una F nera su tutte le bevande che contengono anche una piccola quantità di alcol. Il presidente francese è d'accordo?" ha reagito Gian Marco Centinaio, segretario di Stato all'Agricoltura. In realtà la questione è molto dibattuta anche a Parigi, che pure ha fatto del vino uno dei suoi cavalli di battaglia nei consumi e nelle esportazioni, oltreché un simbolo di identità nazionale. Le polemiche, sia italiane che francesi, si sono riversate in particolare contro Serge Hercberg, professore di nutrizione alla facoltà di medicina dell’università Sorbona di Parigi nord e ideatore della proposta in questione. Su Twitter, in risposta alle polemiche, l'esperto ha ricordato che “l'alcol (compreso il vino) è responsabile di 41mila morti all'anno, 18mila delle quali sono dovute al cancro (ed è la prima causa di ricovero in ospedale)”.

Hercberg, nel ricordare che la sua proposta risale al 2018, si domanda: “Perché le lobby reagiscono solo adesso?”. Le proteste italiane arrivano in realtà in un momento in cui si fa sempre più concreta la possibilità che il Nutriscore diventi un'etichetta obbligatoria a livello europeo. A sua difesa, il nutrizionista ricorda che il sistema da lui co-ideato è sostenuto dall'Accademia europea dei pediatri, dal Gruppo europeo contro l'obesità infantile, così come dall'Ufficio europeo dei consumatori. Il professore evidenzia che mentre alcune multinazionali (come Nestlé o Kellogs) hanno ceduto ad applicare l'etichetta sui loro prodotti, su pressione di consumatori ed esperti, altri giganti dell'alimentazione continuano ad opporsi, come Ferrero, Mars, Coca cola, Kraft e Unilever. In un'intervista a FranceInfo del 2018, Hercberg ricordava: “Volete sapere perché l'industria dell'alcol si rifiuta oggi di applicare un'etichetta su ciò che la bevanda contiene, in termini di calorie e numero di grammi di alcol puro? È perché sanno che anche se si sa che un prodotto non è buono, avere un'etichetta promemoria al momento dell'acquisto ha un impatto reale sulla scelta del consumatore”.

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