Brexit, le star della cucina britannica scendono in campo: diciamo no al pollo al cloro

Jamie Oliver e altre celebrità nazionali hanno lanciato un appello al governo affinché non abbassi gli standard alimentari del Regno Unito dopo il divorzio dall'Unione europea

La Brexit nel Regno Unito non preoccupa solo le imprese, che temono di perdere il loro accesso al mercato interno europei, il principale luogo delle loro esportazioni, ma anche molti cittadini che temono che con l'abbandono dell'Unione europea gli standard alimentari del Paese verranno abbassati, permettendo l'ingresso di carni agli ormoni, polli al cloro e altri prodotti ritenuti nocivi nel blocco e vietati.

A farsi portavoce di questo timore ci sono le star della cucina britannica che, guidate dal celebre chef Jamie Oliver, sono scese in campo e hanno pubblicato un video appello al governo di Boris Johnson affinché non permetta questa eventualità, chiedendo ai cittadini britannici di mostrare la propria contrarietà scrivendo al proprio deputato. Il gruppo, sostenuto anche dalla Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals, e di cui fanno parte tra gli altri anche il lifestyle coach Joe Wicks, la presentatrice del programma su alimenti Countryfile Anita Rani e lo chef Hugh Fearnley-Whittingstall, afferma che la pandemia di coronavirus ha "alzato la posta in gioco" perché "ora, più che mai, dobbiamo assicurarci che tutti abbiano accesso a cibo sostenibile, di buona qualità e accessibile per aiutare le persone a essere più sane, più felici e più resilienti".

La questione delle nuove regole sugli standard alimentari è anche uno dei punti su cui si stanno incagliando le trattative sulla brexit con l'Unione europea, questo perché se gli standard saranno ritenuti troppo bassi da Bruxelles, allora l'accesso di alimenti britannici nel continente potrebbe essere bloccato o comunque ridotto. "Quale modello di società vogliono?”, si è chiesto il presidente del Ocsiglio europeo Charles Michel riferendosi ai britannici in un discorso tenuto alla vigilia del nuovo round negoziale che ha inizio oggi. “Preferiscono mantenere standard di qualità elevati - salute, cibo, ambiente - o, al contrario, vogliono standard più bassi, e sottoporre i loro agricoltori e concorrenti alla concorrenza sleale e ingiusta di altre regioni del mondo? È la risposta a questa domanda che determinerà il livello di accesso al nostro mercato interno", ha avvertito Michel.

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