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Domenica, 5 Febbraio 2023
Piacere o rischio?

Stretta su vino (e alcol) anche in Canada: al massimo 2 bicchieri a settimana

Il Centro sulla salute lo connette a cancro, malattie cardiache e ictus. Alcuni esperti definiscono però "irresponsabili" queste linee guida

Solo due drink a settimana. Queste le raccomandazioni elaborate in Canada dagli esperti nelle nuove linee guida sull'alcol. La raccomandazione generale di ridurre del tutto l'alcol sta suscitando un ampio dibattito sui rischi connessi al suo consumo in un Paese in cui la stragrande maggioranza degli adulti lo beve regolarmente. La notizia arriva poco tempo dopo quella dell'autorizzazione da parte dell'Unione europea che consente all'Irlanda di applicare delle etichette sugli alcolici con avvertenze della stessa tipologia di quelle riportate sul tabacco.

Il Canadian Centre on Substance Use and Addiction (Ccsa) ha avvisato che anche un consumo apparentemente moderato determina gravi rischi per la salute, evidenziando la relazione con il cancro, le malattie cardiache e gli ictus. Finanziate da Health Canada, le nuove linee guida rappresentano una virata rispetto alle raccomandazioni che erano state emesse nel 2011. Poco più di dieci anni fa si era detto che il consumo a basso rischio equivaleva a non più di 10 drink a settimana per le donne e 15 drink a settimana per gli uomini. Il cambiamento di percezione per i canadesi è drastico.

Per misurare correttamente le dosi "sicure" bisogna considerare come una bevanda alcolica standard una birra da 355 ml con il 5% di alcol, un bicchiere da 148 ml di vino con il 12% di alcol o un bicchierino contenente il 40% di alcolici come drink, rum e vodka. Negli Stati Uniti si raccomandano non più di due drink al giorno per gli uomini e solo uno per le donne. Secondo gli esperti canadesi, però, una nuova ricerca suggerisce che da tre a sei drink alla settimana dovrebbero essere considerati a rischio moderato sia per gli uomini che per le donne, e sette o più drink alla settimana sono da valutare "ad alto rischio". Oltre alle malattie, il Ccsa indica come possibili conseguenze negative sia le lesioni che la violenza. Negano si tratti di proibizionismo, ma sottolineano l'esigenza di ridurre le quantità.

Durante la gravidanza invece l'alcol è da bandire, dato che nessuna quantità è reputata sicura. Mentre durante l'allattamento al seno l'astinenza è considerata l'opzione più sicura, una bevanda standard consumata in modo occasionale non aumenta significativamente i rischi. Alcuni esperti di salute sono però scettici. "Questo tipo di ricerca spesso emargina altre considerazioni sulla salute e il benessere dall'alcol", ha dichiarato al Guardian Dan Malleck, professore di scienze della salute presso la Brock University. “Con il loro lavoro come Centro canadese per l'abuso di sostanze e le dipendenze, non c'è spazio per considerare che potrebbero esserci benefici. Il loro compito è trovare danni", ha evidenziato Malleck, descrivendo le linee guida come "irresponsabili" e capaci di creare "ansia e stress" tra i consumatori.

I canadesi si ritroverebbero di punto in bianco dall'essere bevitori moderati a soggetti "ad alto rischio". Secondo l'esperto la ricerca ignora altri fattori di benessere come il divertimento, il piacere, il sollievo dallo stress e la collegialità associati all'alcol. “Non siamo solo macchine con input e output di sostanze chimiche o nutrizionali. In realtà esistiamo in uno spazio sociale. E questo ha un impatto significativo sulla nostra salute”, ha sottolineato Malleck. Altri studiosi approvano invece le linee guida.

Netta ad esempio la posizione di Taryn Grieder, professore di psicologia all'Università di Toronto, che ha definito l'alcol una "droga psicoattiva". "L'uso occasionale non avrà effetti davvero significativi. Anche se occasionalmente usi qualcosa come l'eroina, probabilmente non vedresti effetti significativi sulla tua vita, ma questo è il punto: le persone non usano l'alcol occasionalmente, lo usano tutti i giorni ", ha affermato.

Il docente ha ammesso che ci sono anche componenti utili, ma si trovano di solito solo in alcune bevande, distinguendole così in "buone" e "cattive". Riconosce ad esempio i benefici del vino rosso, ma non della birra o dei superalcolici. Tra le misure suggerite dalla Ccsa figura anche l'etichettatura obbligatoria delle bevande alcoliche, con avvertenze sui possibili rischi per la salute e indicazioni sugli standard di consumo.

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