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Martedì, 18 Gennaio 2022
Salute

Il cibo spazzatura aiuta la diffusione di malattie autoimmuni, lo dice una ricerca inglese

Diabete, sclerosi e celiachia aumentate negli ultimi 40 anni. Tra le cause ci sono le diete “occidentali” povere di fibre

Ci sono corpi che arrivano ad auto-sabotarsi. È quello che avviene alle persone che in tutto il mondo soffrono di malattie autoimmuni. Sono sempre di più coloro che hanno un sistema immunitario che non riesce più a distinguere tra cellule sane e microrganismi invasori. Le difese contro le malattie che una volta li proteggevano attaccano invece i loro tessuti e organi. Questo dà luogo a malattie quali il diabete, la sclerosi ed infiammazioni intestinali. Recenti ricerche stanno dimostrando che alla base di questa crescente diffusione, anche in zone del mondo dove queste malattie prima erano del tutto assenti, c'è l'adozione di diete definite “occidentali”. Nel mirino c'è il consumo crescente di cibo spazzatura o, in generale, ricche di carni, grassi e povere di fibre, che possono incrementare la possibilità di sviluppare questi tipi di problemi.

Malattie apparse in Paesi dove prima non esistevano

Per combattere questa tendenza sono molteplici le ricerche internazionali, tra cui un'iniziativa del Francis Crick Institute di Londra, dove due esperti mondiali, James Lee e Carola Garcia de Vinuesa, hanno creato gruppi di ricerca separati per aiutare a individuare le cause precise delle malattie autoimmuni. "Il numero di casi ha cominciato ad aumentare circa 40 anni fa in Occidente", ha detto Lee al Guardian. "Tuttavia, ora stiamo vedendo alcuni casi emergere in Paesi che non hanno mai avuto tali malattie prima”, ha affermato lo scienziato, precisando: “Per esempio, il più grande aumento recente di casi di malattie infiammatorie intestinali è stato nel Medio Oriente e nell'Asia orientale. Prima di allora non avevano quasi mai visto la malattia". Nella categoria rientrano il diabete di tipo 1, l'artrite reumatoide, le malattie infiammatorie intestinali e la sclerosi multipla. In tutti questi casi, l'organismo anziché attaccare gli agenti infettivi, si oppone al tessuto sano.

Micromutazioni genetiche

L'incremento di malattie autoimmuni è passato dal tre al nove per cento annuo. Un ruolo chiave, secondo gli scienziati, viene giocato da fattori esterni, di tipo ambientale ed alimentare. La dottoressa Vinuesa, che in precedenza aveva lavorato presso l'Australian National University, ha notato che l'aumento avanzava man mano che sempre più Paesi adottavano regimi alimentari più vicini a quelle occidentali e, soprattutto, consumavano i loro pasti nei fast food. "Queste diete mancano di alcuni ingredienti importanti, come le fibre, e l'evidenza suggerisce che questa alterazione colpisce il microbioma di una persona. Si tratta della collezione di microrganismi che abbiamo nel nostro intestino e che giocano un ruolo chiave nel controllo di varie funzioni corporee", ha affermato Vinuesa.

Ad oggi sono stati scoperti oltre 100 tipi di queste mutazioni, capaci di innescare malattie autoimmuni, su cui incidono anche predisposizioni genetiche, come avviene nel caso della celiachia o del lupus eritematoso sistemico, che scatena infiammazione e gonfiore e può causare danni a vari organi, tra cui il cuore. "Se non hai una certa suscettibilità genetica, non avrai necessariamente una malattia autoimmune, non importa quanti Big Mac mangi", ha precisato Vinuesa. Non potendo opporsi al diffondersi delle catene della cattiva alimentazione, gli scienziati si stanno concentrando nel capire quali meccanismi del Dna rendono alcune persone più propense all'insorgere di questi problemi. Grazie a nuovi strumenti per sequenziarlo su larga scala, i ricercatori stanno sviluppando tecniche che permettono di individuare minuscole differenze genetiche in un gran numero di individui. In tal modo è possibile identificare più rapidamente i modelli genetici predisposti a queste malattie. Al momento, si è scoperto che sono circa 250 le varianti di Dna che innescano malattie infiammatorie intestinali.

L'obiettivo di questi studi è di determinare terapie più precise e adatte alle specifiche tipologie di pazienti, individuate in base a questo tracciamento genetico. In molti casi, queste risposte che auto-sabotano l'organismo insorgono quando si è ancora giovani, in una fase cruciale della vita. "Questo significa che un numero crescente di persone deve affrontare un intervento chirurgico o dovrà fare iniezioni regolari per il resto della vita”, ha affermato Lee. “Può essere triste per i pazienti e un'enorme pressione sui servizi sanitari. Da qui l'urgente necessità di trovare nuovi trattamenti efficaci", ha concluso lo scienziato.

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