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Coltivare e mangiare più legumi farebbe bene alla salute e anche al Clima

Secondo gli scienziati, piantare più raccolti simili ai fagioli in Europa e prendere in considerazione la “transizione a una dieta sana” potrebbe aiutare il pianeta

Aggiungere piselli, lenticchie, fagioli e ceci alla propria dieta e coltivarne di più potrebbe portare a una produzione alimentare più sana ed efficace, con grandi benefici per l’ambiente e per la salute. Questo è quanto sostengono gli scienziati che, dopo aver calcolato la “densità nutrizionale” di diversi tipi di colture, hanno scoperto che sostituire i cerali con piante leguminose nelle rotazioni colturali potrebbe fornire alimenti più nutrienti sia per gli animali che per gli esseri umani. Grazie al modo in cui crescono i legumi, verrebbe anche ridotto l’utilizzo di fertilizzanti sintetici e l’inquinamento.

Lo studio

Questa nuova ricerca, che è stata pubblicata sulla rivista scientifica Frontiers in Sustainable Food Systems, è tra le prime a fornire uno sguardo olistico a lungo termine sulla questione. Inoltre, i risultati potrebbero aiutare a raggiungere alcuni degli obiettivi del piano dell’Ue Farm to Fork, parte del Green Deal, che mira a ridurre consumo di fertilizzanti del 20 per cento e le emissioni di gas serra del 50 per cento entro il 2030. Questo per che questo tipo di colture producono autonomamente l’azoto, un nutriente fondamentale per la crescita, e lo lasciano nel terreno, pronto per essere utilizzato nelle piantagioni future. "Ma queste colture non sono così diffuse in Europa", ha spiegato il dottor David Styles, docente di ingegneria ambientale presso l'Università di Limerick e ricercatore principale dello studio, chiarendo che “al momento coprono solo l'1 per cento circa delle terre emerse europee", ma "la transizione a una dieta sana potrebbe aumentare la sostenibilità ambientale". Gli scienziati hanno spiegato che poiché i legumi, essendo ricchi di proteine, fibre, ferro e potassio, sono una delle colture più ricche di nutrienti sul mercato e sono un'alternativa più sana ai cereali e alla carne.

Dieta 'flexitariana'

Per questo, come spiega il Guardian, il loro consumo sta aumentando: per esempio, secondo le statistiche di YouGov del 2019, oltre il 40 per cento dei britannici sta cercando di ridurre la quantità di carne nella propria dieta e il 14 per cento della popolazione si considera "flexitariano" (che segue una dieta vegetariana flessibile). A questo proposito, secondo Styles “L’intervento sulle colture deve essere necessariamente guidato dai consumatori, perché gli agricoltori non pianteranno questi prodotti se non c'è richiesta". Il dottor Don Smith, eco-fisiologo delle colture presso la McGill University in Canada, che non è coinvolto nella ricerca, ha affermato che questo studio “potrebbe fornire una guida molto utile al settore agroalimentare in generale per quanto riguarda il miglioramento della sostenibilità". Styles e il suo gruppo di lavoro, che per ora hanno operato solamente in Scozia, vorrebbero condurre un'analisi ancora più ampia in tutta Europa.

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