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Mercoledì, 30 Novembre 2022
La votazione

Un'etichetta sui cibi per tutelare i diabetici, ma l'Italia si oppone

Il Parlamento Ue propone inserire informazioni nutrizionali sulle confezioni degli alimenti. La maggior parte degli eurodeputati italiani dice no. Come 'suggerito' dal governo

Un altro secco 'no' alla temuta etichetta nutrizionale da parte dell'Italia, o almeno da parte di larga parte dei suoi rappresentanti al Parlamento europeo e dal governo. L'ultimo scontro si è consumato quando in Plenaria a Strasburgo è stata proposta un'etichetta alimentare pensata per tutelare i diabetici, contro cui il fronte italiano ha fatto muro. Si tratta dell'ennesima mossa per contrastare l'adozione di informazioni sugli alimenti confezionati, che dovrebbero essere modellate sul Nutriscore, l'etichetta 'a semaforo' concepita da esperti francesi, che secondo il nostro Paese sfavorirebbe alcuni prodotti di eccellenza del made in Italy come olio d'oliva, formaggi stagionati e salumi. Stavolta, il testo approvato dal Parlamento non cita espressamente il Nutriscore, ma chiede "l'adozione di un'etichetta nutrizionale obbligatoria e armonizzata" per orientare i pazienti diabetici nelle loro scelte di consumo alimentare.

Fattori di rischio

La richiesta fa parte della "Relazione sulla prevenzione, gestione e miglioramento della cura del diabete". Nelle premesse, il documento cita: "L'etichettatura nutrizionale nella parte anteriore della confezione aiuta i cittadini a compiere scelte alimentari più sane, prevenendo così il consumo malsano di alimenti ad alto contenuto di sale, grassi e zuccheri e prevenendo l'obesità, che è uno dei principali fattori di rischio determinanti per lo sviluppo del diabete di tipo 2". Nella parte relativa alle azioni, all'articolo 17, il testo ribadisce la richiesta rivolta alla Commissione e agli Stati membri di aiutare i consumatori nelle scelte sui prodotti alimentari "attraverso l'adozione di un'etichetta nutrizionale obbligatoria e armonizzata nella parte anteriore della confezione dell'Ue, sviluppata sulla base di prove scientifiche solide e indipendenti".

Inoltre, il Parlamento "incoraggia gli Stati membri a ricorrere alle politiche dei prezzi, quali la differenziazione delle aliquote Iva", e ai controlli della commercializzazione per promuovere la domanda, l'accesso e la disponibilità a prezzi abbordabili di alimenti e bevande a basso tenore di grassi saturi, grassi trans, sale e zuccheri", e "sostiene gli Stati membri nella revisione delle pertinenti disposizioni volte a limitare la pubblicità delle bevande zuccherate e dei prodotti alimentari trasformati ad alto tenore di grassi, sale e zuccheri, compresa la pubblicità sui social media". 

Le votazioni

Proprio sull'articolo 17 si è concentrata la battaglia politica: il governo italiano si è schierato (invano) contro l'emendamento dei Verdi europei che hanno proposto e ottenuto l'introduzione nel testo dell'obbligo di etichettatura e delle misure su prezzi e pubblicità per 'favorire' alimenti e bevande considerati più salutari per i diabetici. Contro l'emendamento si sono schierati soprattutto gli eurodeputati italiani, con Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia a votare compatti contro il testo. Con loro anche Italia Viva e una parte del Pd, che ha scelto per l'astensione. A votare a favore della proposta un numero esiguo di italiani, tra cui Corrao e D'Amato dei Greens, Bartolo e Pisapia del Pd, nonché Gianna Gancia, unica deputata della Lega ad aver votato a favore. 

Le ragioni dell'Italia

Secondo il governo italiano, si legge in una nota diramata ai parlamentari europei in vista del voto, "appare semplicistico demandare ad uno schema di etichettatura fronte pacco - e quindi essenzialmente agli operatori del settore alimentare - il compito di guidare i cittadini verso scelte sane e sostenibili". Citando degli studi, si sostiene poi che mancherebbero prove sufficienti a dimostrare l'efficacia dell'etichetta nell'opera di prevenzione. " Appare pertanto del tutto prematuro invocare l’obbligatorietà di uno schema europeo", ribadisce il testo. 

Oltre che opporsi al Nutriscore, l'esecutivo guidato da Giorgia Meloni non condivide neppure la proposta di "applicare politiche di prezzo, tassazione differenziata e restrizioni al marketing al fine di influenzare la domanda di alcuni alimenti a discapito di altri", come invece inserito nel rapporto. Queste pratiche classificherebbero i prodotti in astratto come "salubri" o " dannosi" per la salute, indipendentemente dal modello di consumo. Il documento richiama infine il principio secondo cui "una dieta vada valutata nel suo complesso, anziché esaminando individualmente i singoli cibi che la compongono". Nessuna indicazione insomma a livello di informazione sulle confezioni, ma neppure sostegni economici o supporto per i cibi più salutari, come frutta, verdura e prodotti a base di cereali integrali, che pure sono unanimemente riconosciuti come indispensabili in ogni regime alimentare sano.

Diabete in cifre

Il diabete è una delle malattie non trasmissibili più diffuse, di cui soffrono oltre 33 milioni di persone nell'Unione europea. Un numero destinato ad aumentare, visto che si prevede un incremento fino a 38 milioni nel 2030. L'Europa è anche la regione con il più alto numero di bambini e ragazzi affetti da diabete di tipo 1 al mondo. I costi per i malati sono altissimi, essendo connesso a malattie cardiovascolari, renali e a disfunzioni nel sangue. A risentirne è anche la società, che si ritrova con milioni di persone meno o affatto produttive e ingenti costi per le cure sanitarie. La prevenzione, secondo gli esperti, è una delle armi più efficaci, dato che il diabete deriva soprattutto da cattiva alimentazione, sedentarietà e tabagismo. L'etichetta nutrizionale fronte-pacco, negli intenti dei suoi ideatori e sostenitori, dovrebbe aiutare i cittadini ad orientarsi rapidamente sulla scelta dei prodotti, evitando o comunque limitando quelli più insalubri, cioè contenenti alti livelli di zuccheri, sale e grassi.

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