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Domenica, 29 Maggio 2022
Salute

Attenzione alle diete povere di fibre, aumentano il rischio di infezioni intestinali

Secondo una ricerca portoghese alteranola genetica stessa dei batteri presenti nel nostro corpo. Anche eccesso di antibiotici può provocare stesso effetto

Una dieta povera di fibre aumenta il rischio di infezioni e infiammazioni dell'intestino. Se questo effetto era già noto, quello che è stato scoperto di recente dai ricercatori del Gulbenkian Science Institute (Igc) di Lisbona è che il basso contenuto di fibre può alterare la genetica stessa dei batteri intestinali. È questo che rende l'intestino più permeabile alle infezioni e alle infiammazioni. La scoperta, descritta nella rivista specializzata Cell Host & Microbe, ha coinvolto un team guidato dalla dottoressa Karina Xavier, coordinatrice del laboratorio specializzato sui batteri. Lo studio è stato effettuato su topi, utilizzati come modello per valutare il comportamento del batterio 'Bacteroides thetaiotaomicron', uno di quelli maggiormente presenti nel microbiota, cioè la popolazione di microrganismi che colonizza l'intestino. La loro funzione principale è quella di degradare le fibre presenti nelle verdure.

Questo ecosistema di batteri, che fa parte del nostro patrimonio genetico, non solo facilita la digestione e l'assorbimento del cibo, ma è indispensabile per conservare l'intestino sano. Lo studio ha rivelato che privando questi microrganismi di fibre da consumare, questi iniziano a mutare, andando "a degradare in modo più efficiente la mucosa intestinale". In sostanza, iniziano ad attaccare il tessuto protettivo che riveste le pareti dell'intestino e funge da barriera contro infezioni e infiammazioni. "Il problema ha conseguenze più permanenti di quanto si pensasse in precedenza perché la genetica dei microbi presenti è alterata", ha sottolineato Karina Xavier all'agenzia portoghese Lusa.

Il team di ricercatori ha sottoposto i topi a due diete diverse, che imitavano le diete umane: una ricca di verdure ma povera di grassi, l'altra con pochi elementi vegetali, ma ricca di alimenti trasformati, in particolare di zuccheri semplici e di grassi. Dopo appena tre mesi, nei topi sottoposti a una dieta a basso contenuto di fibre si è visto che il batterio che si occupa delle fibre aveva subito mutazioni genetiche che lo hanno portato a "consumare polimeri dalla mucosa intestinale". Nella ricerca si sottolinea che tali alterazioni genetiche possono essere provocate anche dall'esposizione prolungata ai cambiamenti ambientali, non solo legati alla dieta, ma anche al consumo di antibiotici, così come a cambiamenti dello stile di vita.

Gli autori dello studio non vogliono fermarsi qui e intendono verificare se queste mutazioni genetiche riguardano anche altri batteri presenti nell'intestino. Tra gli obiettivi c'è anche quello di esaminare la possibile relazione tra quanto osservato con questo batterio e l'obesità. "Penso che i cambiamenti a livello genetico che abbiamo osservato nel batterio che abbiamo studiato possano passare dalle madri ai bambini e quindi spiegare una delle ragioni per cui i figli di madri obese possono avere una maggiore suscettibilità ai problemi associati all'obesità", ha riferito Karina Xavier.

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