Il 'semaforo alimentare' arriva anche in Germania: "Made in Italy a rischio"

Il Nutri-score, già in vigore in Paesi come la Francia, danneggerebbe alcuni dei prodotti agroalimentari di punta dell'Italia. Confagricoltura: "L'Ue intervenga, basta azioni in ordine sparso"

Dopo la Francia, anche la Germania si appresta a introdurre il famigerato (per le imprese italiane) Nutri-score, ossia l'etichetta a semaforo per i prodotti agroalimentari. Che, stando sempre alle lobby tricolore, colpirebbe soprattutto i prodotti del made in Italy di punta come l'olio e i formaggi. Ecco perché Confagricoltura chiede l'intervento dell'Unione europea. 

Made in Italy a rischio

“Sull’etichettatura degli alimenti non si può continuare a procedere in Europa in ordine sparso. Intervenga al più presto Bruxelles, adottando un sistema comune di classificazione degli alimenti, basato esclusivamente sulle più rigorose valutazioni scientifiche”. dice Massimiliano Giansanti, presidente dell'organizzazione degli agricoltori. “Abbiamo sempre espresso la nostra contrarietà a questo tipo di classificazione del food che riteniamo fuorviante, perché mette all’indice numerosi prodotti riconosciuti universalmente sani, a partire dall’olio extravergine d’oliva – continua Giansanti - L’Italia è il primo Paese dell’Unione europea per numero di prodotti agroalimentari riconosciuti a denominazione d’origine protetta e ad indicazione geografica protetta, molti dei quali diventano ‘a rischio’ con l’etichettatura a semaforo”, aggiunge.

Confagricoltura ricorda il caso spagnolo, dove "era stato deciso il varo del ‘Nutri-score’. Poi è stato deciso lo stop, perché l’olio d’oliva sarebbe rientrato nella categoria dei prodotti a rischio nel Paese che è il primo produttore al mondo. Ufficialmente, si sta cercando una versione mediterranea del sistema", racconta Giansanti.

Cos'è il Nutri-score

L'etichetta Nutri-score classifica gli alimenti utilizzando due scale correlate: una cromatica divisa in gradazioni dal verde al rosso, ed una alfabetica comprendente lettere dell’alfabeto; si classificano gli ingredienti come 'buoni' (fibre, frutta) o 'cattivi' (grassi, zuccheri, sodio). "Ma non è così che si fa una corretta informazione alimentare, occorrono piuttosto adeguate iniziative educazionali – dice sempre Giansanti - La catalogazione rossa dà l’idea di una situazione di pericolo per la salute, ma non è il prodotto in sé che è dannoso, bensì il suo uso non corretto. Invece una dieta alimentare con consumi equilibrati è proprio quella mediterranea che raccomanda prodotti genuini e unici, che fanno bene e che, in alcuni casi, come l’extravergine, sono anche nutraceutici”.

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“Oltre tutto – conclude il presidente di Confagricoltura - si rischia di compromettere anche l’export agroalimentare italiano; del tutto ingiustificatamente, visto che la dieta mediterranea è riconosciuta come validissima dal mondo scientifico”.

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