"Macelli focolai di coronavirus", la Germania vara una stretta sull'industria della carne

Dopo il caso di oltre 1.500 operai contagiati in uno stabilimento, il governo tedesco ha deciso di imporre misure più stringenti in particolare sulle condizioni di lavoro del personale a tempo determinato e degli stagionali

Una protesta davanti al macello di Tonnies in Germania

A Tonnies, nella Germania occidentale, oltre 1.500 dipendenti di un grande stabilimento per la macellazione e la produzione di carne sono risultati positivi al coronavirus, e le autorità sono state costrette a decretare un lockdown per l'intera provincia. Un caso che non sembra isolato: anche altri macelli, e non solo in terra tedesca, sono accusati di favorire la circolazione del Covid-19. Da qui la decisione di Berlino di varare misure straordinarie per aumentare la sicurezza nel settore, in particolare una stretta sull'utilizzo di personale stagionale. 

Su iniziativa del ministro del Lavoro e degli Affari sociali, Hubertus Heil, il provvedimento dispone che, dal 2021, le grandi imprese del settore non potranno più assumere dipendenti a contratto o in prestito da alti comparti. Come riferisce il quotidiano "Frankfurter Allgemeine Zeitung", dalla misura sono esclusi i macelli con fino a un massimo di 49 lavoratori. Vengono, inoltre, introdotti, l'obbligo di registrazione elettronica dell'orario di lavoro, requisiti minimi per gli alloggi condivisi dai dipendenti e una quota minima per i controlli sanitari e sicurezza. Dal 2026, almeno il 5 per cento dei mattatoi dovrà essere sottoposto a verifiche ogni anno.

"Con questa decisione, abbiamo posto fine alla pratica insostenibile del subappalto nel settore delle carni", ha dichiarato la ministra dell'Agricoltura Julia Klöckner. Secondo diverse organizzazioni, infatti, a favorire la diffusione del coronavirus sarebbe la gestione opaca del personale da parte di alcune industrie, che fanno affidamento a lavoratori esterni che, stando sempre alle accuse, opererebbero in condizioni non ideali, anche da un punto di vista sanitario. Una stima parla di 30mila lavoratori in subappalto in un settore che ne impiega in totale 110mila. 

L'industria tedesca della carne ha reagito alla proposta lamentando che le nuove misure potrebbero comportare un aumento dei prezzi pari al 20%. "Condizioni di lavoro dignitose di per sé non dovrebbero rendere la carne più costosa", ha risposto il ministro del lavoro Hubertus Heil

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