Peste suina in Germania, allevatori italiani chiedono lo stop delle importazioni di maiali dal Paese

La Cina ha già disposto il bando, pressioni perché il nostro Paese faccia altrettanto. La ministra dell'Agricoltura Bellanova: "L'emergenza si è aggravata nel tempo ed oggi non è più sostenibile"

Foto Ansa EPA/SASCHA STEINBACH

I focolai di peste suina scoperti in Germania preoccupano non solo lo Stato guidato da Angela Merkel, ma anche il resto del mondo, visto che i maiali tedeschi sono esportati in diverse nazioni. E se la Cina ha già disposto il blocco delle importazioni gli allevatori italiani chiedono che il nostro paese faccia lo stesso.

Fermare le importazioni

"Con il diffondersi di casi di peste suina in Germania è necessario fermare immediatamente le importazioni di animali vivi provenienti o in transito dalle zone interessate per tutelare gli allevamenti nazionali", ha chiesto il presidente della Coldiretti Ettore Prandini in riferimento all'estendersi dei contagi dal Brandeburgo alla Sassonia. In una nota Coldiretti ricorda che "c'è molta preoccupazione tra gli allevatori italiani per la peste suina africana (Psa) che si sta diffondendo in diverse parti della Germania e che può colpire cinghiali e maiali ed è altamente contagiosa e spesso letale per gli animali, ma non è, invece, trasmissibile agli esseri umani".

Minaccia al Made in Italy

Parlando della situazione generale la ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova, ha spiegato alla Camera che l'emergenza, che non riguarda solo la Germania, “si è aggravata nel tempo ed oggi non è più sostenibile”. Il nostro Paese e, con esso, una parte importante del Made in Italy agroalimentare, ha sottolineato la ministra “è minacciato” dalla “malattia virale che colpisce i suini domestici e selvatici, con livelli di mortalità del 100% nelle popolazioni colpite”, ricordando che “esiste infatti un alto rischio di introduzione della PSA 'per contiguità', dal momento che il fronte endemico rappresentato dalle popolazioni di cinghiali infette si sta progressivamente spostando da Est ad Ovest”.

Situazione fuori controllo

“Le particolari condizioni di allevamento del suino, la continuità delle popolazioni di cinghiali e il cosiddetto fattore umano hanno rapidamente veicolato l'infezione dalla Federazione Russa all'Ucraina, alla Bielorussia, fino ad arrivare in Polonia, Romania e Slovacchia, Belgio e, da ultimo, in Germania”, ha aggiunto ancora Bellanova lamentando che “nonostante l'ingente dispiegamento di forze, non si è ancora riusciti a mettere sotto controllo la diffusione della malattia”.

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