"Giusto autorizzare il glifosato", la Corte Ue dà ragione a Bruxelles

I giudici di Lussemburgo confermano che la decisione della Commissione europea di rinnovare l'autorizzazione al commercio dell'erbicida fino al 2022 si è svolta nel pieno rispetto delle norme e che il regolamento in materia di prodotti fitosanitari è valido

Il glifosato è salvo, almeno per ora. La Corte di giustizia dell'Ue ha confermato che la procedura seguita dalla Commissione europea che ha portato al rinnovo all'autorizzazione al commercio dell'erbicida più diffuso nel mondo, anche in agricoltura, è stata corretta. Il regolamento comunitario sui prodotti fitosanitari, secondo i giudici di Lussemburgo, non ha elementi tali da essere inficiato. E anche i test e gli studi alla base della decisione Ue di concedere una proroga fino al 2022 per l'immissione sul mercato di questa sostanza, sono da ritenersi validi. 

La sentenza della Corte arriva in seguito a una richiesta di chiarimenti da parte della Francia, dove alcuni attivisti ambientalisti sono a processo per avere danneggiato dei bidoni di glifosato, per la precisione il Round Up della multinazionale Monsanto (nel frattempo acquisita dalla tedesca Bayer). I giudici francesi hanno chiesto ai colleghi di Lussemburgo se la motivazione sollevata dagli indagati, ossia di essersi opposti a una decisione illegale da parte della Commissione Ue, sia fondata o meno. 

Per la Corte europea, non c'è alcun motivo di dubitare della correttezza del procedimento di autorizzazione: le scelte operate dal legislatore dell'Unione non sono viziate da un errore manifesto di valutazione. Innanzitutto, nella valutazione dei rischi derivanti dall'uso dei prodotti fitosanitari, la Commissione ha svolto il suo compito e ha preso in considerazione anche il cosiddetto "effetto cocktail" (ossia l'accumulo di più sostanze potenzialmente pericolose per la salute), spiegano i giudici. 

In secondo luogo, a chi contesta agli esperti della Commissione, ossia l'agenzia Ue per la sicurezza alimentare, l'Efsa di Parma, di aver usato per valutare la pericolosità del glifosato dei test e degli studi realizzati dalla stessa Monsanto, ossia da uno dei massimi produttori di diserbanti a base di glifosato, la Corte replica che questo è previsto dalle norme. Infine, la Corte non vede irregolarità sull'altro elemento contestato dagli attivisti anti-glifosato, ossia la mancata pubblicazione dei documenti relativi alla procedura di autorizzazione. 

Il glifosato è da anni al centro del dibattito europeo. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, questa sostanza comporterebbe dei rischi per la salute, in particolare per quanto riguarda lo sviluppo di alcuni tumori. Un giudizio che l'Efsa non ha condiviso, sostenendo che la maggior parte degli studi scientifici disponibili a oggi non indicano la presenza di tali rischi. Per questo, nel 2017, la Commissione europea ha deciso di rinnovare l'autorizzazione al commercio fino al 2022.

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