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Mercoledì, 30 Novembre 2022
Lo studio

Integratori alimentari a base di olio di pesce: oltre uno su 10 è "rancido". Lo rivelano test indipendenti

Diversi prodotti sul mercato utilizzano oli ossidati e quasi la metà sono appena sotto il limite massimo raccomandato. Cattivo odore e sapore forte mascherati da aromi

Uno studio su 60 grandi marche, che producono integratori con olio di pesce, ha verificato che più di uno su 10 è rancido, mentre quasi la metà sono appena sotto il limite massimo raccomandato. I test, condotti in maniera indipendente per diversi anni dalla società statunitense Labdoor, analizzano vitamine e integratori in base a criteri come la purezza, l'accuratezza dell'etichetta e il valore nutrizionale. In questo caso, le ricerche hanno misurato i comuni oli di pesce di marca statunitense, venduti in tutto il mondo, rispetto agli standard volontari internazionali di rancidità. Alcuni oli di pesce hanno registrato livelli 11 volte superiori ai limiti raccomandati. L'irrancidimento si verifica quando un prodotto si ossida e può comportare, in questi casi, un sapore molto forte di pesce e un odore di marcio. Molto spesso la rancidità è mascherata dagli aromi, che vengono aggiunti alla maggior parte degli oli di pesce proprio per ridurre questo fastidioso effetto all'olfatto e al palato. "Questo significa che se vai a comprare l'olio di pesce, c'è almeno una possibilità su cinque di ottenere un olio più ossidato del livello raccomandato", ha dichiarato al Guardian il dottor Ben Albert, ricercatore dell'Università di Auckland, la cui ricerca si concentra sugli effetti dell'olio di pesce sulla salute.

Dovrebbero fornire Omega 3

Negli Stati Uniti, gli oli di pesce sono estremamente popolari e vengono consumati da oltre un terzo degli adulti che usano integratori alimentari. Questo successo è dovuto al fatto che vengono propagandati come un'alternativa al consumo di pesce per ottenere nutrienti omega 3. Inoltre vengono venduti come benefici per le malattie cardiache, perché migliorerebbero la funzione cerebrale e il rafforzamento del metabolismo. Albert avvisa però che l'odore non è un indicatore affidabile di ossidazione. "Alcuni oli di pesce avranno più odore di altri, ma se non hanno un cattivo odore, questo non ti dice che non è ossidato", ha affermato lo scienziato.

Dato che il mercato degli integratori in gran parte non è regolamentato, i limiti volontari per la qualità ossidativa sono stati creati dalla Global Organization for EPA and DHA Omega-3 (Goed), un organismo industriale con circa 170 membri che mira ad aumentare il consumo di omega-3. Il limite raccomandato è stato fissato a 26, una misura arbitraria, che costituisce il principale punto di riferimento per determinare la qualità dell'olio di pesce. Più alto è il numero, più l'olio è rancido. È importante notare che questaè un'indicazione di qualità, non di sicurezza. I test hanno rilevato che alcuni marchi avevano gradi di rancidità molto più alti dei limiti suggeriti: 281,8 per l'olio di fegato di merluzzo norvegese di Carlson e 37,1 per l'olio di pesce soft-gel di Puritan Pride. Pur essendo da noi meno conosciuti, si tratta di grosse società che vendono al dettaglio in catene come Walmart e Amazon.

Una lunga catena di produzione

L'ossidazione è un processo normale in tutti gli oli che contengono acidi grassi polinsaturi. L'olio di pesce è particolarmente suscettibile all'ossidazione, che avviene più velocemente quando è esposto a calore, aria o luce. Su questo processo incide anche la lunga catena di approvvigionamento, spesso priva di misure preventive adeguate. La maggior parte dell'olio di pesce proviene dalle acciughe del Perù, utilizzate principalmente per l'acquacoltura. Le catture annuali superano i 4 milioni di tonnellate, con una stima di 38mila tonnellate di olio di acciuga estratto per gli integratori, secondo i dati forniti dal Goed. Una volta raccolto, l'olio viene spesso inviato in Cina per l'estrazione e la distillazione, mentre la fase di confezionamento avviene in Europa o in Nord America. In ciascuna di queste fasi, l'olio deve essere manipolato rapidamente e a basse temperature. E in effetti una delle marche, interpellate dal Guardian, sostiene che i risultati emersi dai test di Labdoor indicano una manipolazione e conservazione impropria, che potrebbe essere avvenuta appunto nella catena di approvvigionamento, senza che venisse rilevata.

Se l'olio di pesce rancido sia dannoso rimane poco chiaro. Alcuni studi dimostrano che le capsule altamente ossidate possono avere un impatto negativo sui livelli di colesterolo. Testati in alte dosi negli animali, gli oli hanno dimostrato di avere effetti tossici. In ogni caso, l'olio rancido è meno efficace dell'olio di pesce fresco. Il Goed respinge da anni le critiche, sostenendo che l'ossidazione avviene in una percentuale molto bassa e non dannosa per la salute. La diffidenza degli studiosi nei confronti di questi prodotti resta comunque alta.

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