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Lunedì, 3 Ottobre 2022
Salute

Solo il 13% degli italiani rispetta la dieta mediterranea. Ecco chi sono

Metà della popolazione non sa di dover ridurre i grassi saturi. Male le regioni del Nord-est, Campania e Molise

La dieta mediterranea è considerata la più sana per eccellenza nel mondo occidentale, con studi e ricerche che confermano la qualità e l'equilibrio degli alimenti integrati in questa dieta. Nonostante l'Italia sia considerata una delle patrie di questo regime alimentare chi la segue davvero? Secondo uno studio del CREA Alimenti e Nutrizione, si tratta di pochi italiani. Emerge inoltre che sono le persone più informate, e che in generale si interessano di nutrizione, quelle che aderiscono maggiormente ai principi della dieta mediterranea. Si tratta spesso di persone istruite, dal reddito alto e che vivono in città, con differenze profonde tra le varie regioni e qualche sorpresa rispetto ai soliti cliché.

Pubblicata sulla rivista scientifica Frontiers in Nutrition e coordinato dalle ricercatrici Laura Rossi e Vittoria Aureli, lo studio ha come obiettivo quello di misurare conoscenza nutrizionale (NK)  e l'aderenza alla dieta mediterranea nella popolazione adulta italiana e di valutare come questi fattori siano correlati tra di loro. La ricerca si è centrata nel 2020 su un campione di 2.869 persone residenti in Italia.

Poco più della metà degli intervistati ha conquistato il punteggio medio di conoscenza nutrizionale delle famiglie (56,8% delle risposte esatte), mentre il valore medio di aderenza alla Dieta mediterranea ha raggiunto il 40% del punteggio massimo. Va sottolineato, però, che solo il 13,3% ha conseguito un’aderenza alta, dimostrando di seguire davvero i principi del regime mediterraneo. Il 24% si attesta nella fascia medio-alta, mentre gran parte della popolazione si è attestato su una fascia bassa (31,4%) e medio-bassa 31,3%. Incrociando i due fattori, le ricercatrici hanno trovato un'associazione significativa tra le conoscenze nutrizionali degli intervistati e la loro aderenza al modello mediterraneo. Coloro che hanno dimostrato di essere meglio informati sui principi nutrizionali dimostrano anche di applicare meglio i principi della Dm (41,7%).

Conoscenze erronee

Lo studio rivela una scarsa conoscenza su alcuni principi di base. Quasi la metà della popolazione ha dichiarato di non conoscere l'importanza di ridurre l'assunzione di grassi saturi, e solo il 39,5% ha risposto che i grassi insaturi fanno parte di una dieta sana. Riguardo la raccomandazione di mangiare 5 porzioni al giorno di frutta e verdura, era conosciuta solo dal 22,4% della popolazione.

Solo il 26,3% degli intervistati è consapevole che due bicchieri di succo di frutta non corrispondono a una porzione di frutta. Poco meno della metà del campione conosce la corretta frequenza del consumo di pesce, cioè 3-4 volte a settimana. A incidere sulle scelte alimentari ci sono fattori sociali e demografici. Donne, anziani, persone con livelli di istruzione elevati e coloro che vivono in aree urbanizzate mostrano un’aderenza più elevata. In particolare, le persone tra i 45 e i 54 anni d'età dimostrano di essere la fascia meglio informata in nutrizione rispetto alle altre.

Spaccature geografiche

Sul piano geografico, ci sono fratture lungo tuto lo Stivale, sia nell'ambito delle conoscenze nutrizionali che per il tipo di dieta seguito. Male le regioni del nord-est e della Campania, dove l'aderenza alla dieta mediterranea è risultata più bassa. In particolare, gli intervistati di età compresa tra i 33 e i 44 anni, residenti in Veneto, con basso livello di istruzione e famiglie numerose, hanno ottenuto un punteggio NK1 inferiore alla media della popolazione generale. Sono andate bene, invece, Emilia-Romagna e Lazio, nonché le isole (Sicilia e Sardegna).

Le persone che abitano nelle regioni del Centro-Nord hanno mostrato di conoscere meglio gli aspetti nutrizionali, per i quali i peggiori della classe risultano gli abitanti del Molise.“In questo contesto, diventa essenziale educare i consumatori per permettere loro di fare scelte alimentari più informate e sane sia per promuovere la salute che per proteggere l'ambiente”, si legge nello studio. Il consumo quotidiano di frutta e verdura nei cinque pasti che dovrebbero caratterizzare la giornata resta ancora troppo limitato, nonostante le raccomandazioni sia degli esperti che delle istituzioni.

Lo studio prova and individuare con una certa precisione le categorie di persone che necessitano interventi mirati in modo tale da creare interventi mirati per migliorare le loro abitudini alimentari. D'altra parte, si è visto che i livelli d'istruzione e di reddito sono fattori determinanti per un'alimentazione di qualità. Difficile migliorarla se non si integrano politiche di sostegno all'educazione e ai salari.

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