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Martedì, 5 Marzo 2024
Maternità

Perché allattare al seno è meglio per il cervello dei bambini

I dati di uno studio francese, che ha analizzato anche i prodotti arricchiti con acidi grassi tipici del latte materno. E i loro effetti sullo sviluppo neurologico dei bebè

L'artificiale soccombe al naturale, almeno in materia di latte. Il primo, seppur arricchito con sostanze nutritive, non ha gli stessi benefici di quello materno sullo sviluppo dei bambini. Queste le conclusioni di uno studio francese effettuato su oltre 9mila bambini, seguiti dalla nascita fino ai tre anni e mezzo. “Per decenni, associazioni coerenti tra l'allattamento al seno e il neurosviluppo dei bambini sono state attribuite al contenuto di acidi grassi polinsaturi a catena lunga (Lc-Pufa) del latte materno” si legge nella presentazione del rapporto.

Per colmare il vuoto relativo agli effetti del latte artificiale, lo studio ha esaminato nello specifico l'associazione tra le formule per neonati arricchite con LC-PUFA e lo sviluppo cognitivo. Le analisi hanno riguardato 9372 bambini che rientrano nello Studio longitudinale francese dall'infanzia (Étude Longitudinale Française depuis l'Enfance - Elfe), la prima analisi transalpina su scala nazionale dedicato al follow-up di 18mila bambini nati nel 2011, seguendoli dalla nascita all'età adulta. In questa specifica ricerca ogni mese, dai 2 ai 10 mesi, i genitori hanno dichiarato la modalità di alimentazione del loro bambino, compreso l'allattamento al seno e il nome del latte artificiale.

Questa metodologia “ha permesso di identificare le formule arricchite in acidi arachidonico (Ara), eicosapentaenoico (Epa) e/o docosaesaenoico (Dha)” specifica il report. La fascia di età considerata per testare lo sviluppo cognitivo va invece da 1 a 3,5 anni. Le valutazioni sono state effettuate tramite diverse tipologie di test scientificamente approvate e differenziate in base alla fase di crescita, come il Child Development Inventory.

Sono stati presi in considerazione anche i principali fattori che tendono ad influire sul neurosviluppo dei bambini, comprese le caratteristiche socioeconomiche. Dalle verifiche è emerso che circa un terzo dei neonati si è nutrito con latte artificiale in cui erano presenti formule arricchite con acidi grassi. Nelle conclusioni dello studio dell'Elfe si legge che il latte artificiale, seppur arricchito, “non è stato associato ai punteggi del neurosviluppo fino a 3,5 anni”.

In Francia è aperto un ampio dibattito sul ricorso al latte artificiale e sulle pressioni da parte delle multinazionali dell'alimentazione. Di recente vi ha contribuito "La seconda madre", una pubblicazione di Mélissa Mialon, ricercatrice in nutrizione presso il Trinity College di Dublino e consulente per l'Organizzazione mondiale per la Salute (Who). La studiosa rivela come la lobby degli alimenti per l'infanzia favorisca la generalizzazione dei sostituti del latte materno, che sono in realtà prodotti ultra-lavorati non privi di conseguenze per la salute dei figli.

“L'industria degli alimenti per l'infanzia in Francia ha plasmato la scienza sull'alimentazione dei neonati e dei bambini e ha coltivato relazioni consolidate con i professionisti della salute. Questa scienza aziendale e queste relazioni hanno aiutato le aziende produttrici di alimenti per l'infanzia a ritrarre se stesse come esperte di argomenti legati all'infanzia” si legge nell'introduzione del testo, originariamente pubblicato sulla rivista Maternal and Child Nutrition nel dicembre 2021.

Ad essere precettati nelle fila dei sostenitori del latte artificiale ci sono pediatri e associazioni di categoria, come il Sindacato francese degli alimenti dell'infanzia. Nel report si evidenziano anche i legami di questa industria con un'ampia gamma di organizzazioni della società civile, in particolare attraverso il concetto dei “primi 1000 giorni di vita”, arrivando a coinvolgere anche la Croce rossa francese. L'impegno di lobbying per influenzare le scelte dei genitori si è intensificato durante la pandemia di Covid-19.

“Abbiamo trovato prove che l'industria degli alimenti per l'infanzia abbia esercitato pressioni dirette sul governo francese”, accusa la ricercatrice che ha collaborato con la collega Emma Cossez alla redazione dello studio. Tra le società citate nel report ci sono la Nestlé e Danone, che tramite le loro fondazioni ufficialmente senza scopo di lucro e generosi finanziamenti, sono riuscite a penetrare enti pubblici e scientifici di rilievo.

Gli alimenti commercializzati per i bambini di età compresa tra 0 e 36 mesi, sottolinea lo studio, sono altamente appetibili, di solito hanno una lunga durata di conservazione, sono promossi in modo aggressivo e sono altamente redditizi per l'industria degli alimenti per l'infanzia. Tuttavia il consumo di questi alimenti da parte dei neonati “li espone molto probabilmente a un rischio maggiore di sviluppare malattie non trasmissibili più avanti nella vita” evidenza la ricerca,. L'allattamento al seno dovrebbe quindi essere l'opzione numero uno sia secondo l'esperta, che in base agli studi promossi dall'Organizzazione mondiale della Salute.

Il latte materno salva la vita dei bambini perché contiene anticorpi che rafforzano il loro organismo e li proteggono da molte malattie infantili. Un marketing aggressivo e pratiche commerciali dubbie, spesso sostenute da professionisti della salute, sta però minando gli sforzi per orientare i genitori verso l'allattamento al seno. A cadere in queste trappole sono soprattutto persone che rientrano nelle fasce socio-economiche più basse.

"Mentre i nostri professionisti della salute vengono presi a randellate da tutte le parti per indurci a consumare formule per neonati, gli industriali si pongono come esperti dalla loro parte", ha affermato Mélissa Mialon, convinta sostenitrice che l'allattamento al seno sia benefico sia per i figli che per le madri. Per i neonati, ad esempio, il mancato allattamento al seno è associato a una maggiore incidenza di morbilità infettiva e di sindrome della morte improvvisa del lattante. Secondo uno studio pubblicato sulla Obesity Review nel 2021, questi bambini sono spesso ad alto rischio di obesità infantile, diabete di tipo 1 e 2, cancro e leucemia.

Le madri non sono escluse dalle conseguenze negative: secondo uno studio del 2009, il mancato allattamento al seno è associato a una maggiore incidenza di cancro al seno in pre-menopausa, cancro alle ovaie, mantenimento dell'aumento di peso durante la gestazione, diabete di tipo 2, infarto del miocardio e sindrome metabolica. “All'età di un mese, i sostituti del latte materno sono l'alimento esclusivo di quasi un bambino su due e di due bambini su tre entro i quattro mesi. [...] In generale, quindi, la durata dell'allattamento al seno in Francia è ben lontana dai 6 mesi di allattamento esclusivo raccomandati dall'Oms” ha sottolineato Mialon.

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